Al via i rimborsi dei dazi USA: giro da 166 miliardi

BANNER

Li aveva imposti l’amministrazione Trump nello scorso anno, furono poi dichiarati illegittimi: i famigerati dazi statunitensi saranno rimborsati, e le procedure sono state finalmente aperte lo scorso 20 aprile. La Customs and Border Protection ha attivato CAPE, la piattaforma attraverso cui importatori e broker doganali possono presentare domanda per recuperare fino a 166 miliardi di dollari di tariffe incassate dal governo federale. In base alle indicazioni diffuse dalle autorità e riprese dalla stampa specializzata, i rimborsi dovrebbero essere versati in un’unica soluzione entro 60-90 giorni dall’approvazione delle richieste.

La vicenda nasce dalla sentenza con cui, il 20 febbraio 2026, la Corte Suprema ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act, la legge del 1977 richiamata dalla Casa Bianca, non attribuiva al presidente il potere di imporre dazi di quella portata in assenza di una base congressuale esplicita. La decisione, approvata con sei voti contro tre, ha ribadito che il potere tariffario appartiene al Congresso e ha rimesso ai tribunali inferiori la gestione dei rimborsi. A marzo la Court of International Trade ha quindi ordinato al governo di predisporre la restituzione delle somme riscosse in base a quei dazi, con stime complessive comprese tra 168 e 182 miliardi di dollari.

Le dimensioni della partita spiegano il ricorso a una procedura digitale dedicata. Secondo gli atti citati da Reuters, oltre 330mila importatori hanno versato i dazi contestati su circa 53 milioni di spedizioni. Già al 9 aprile più di 56mila operatori avevano completato i passaggi necessari per ottenere rimborsi elettronici per 127 miliardi di dollari. La stessa CBP ha chiarito che il sistema sarà introdotto in modo graduale: nella fase iniziale, CAPE copre solo una parte delle pratiche, pari a circa il 63% delle richieste potenzialmente rimborsabili.

Il meccanismo, almeno per ora, riguarda i soggetti che hanno materialmente pagato i dazi, cioè soprattutto importatori e intermediari doganali. Resta invece aperta la questione dei consumatori, che in molti casi hanno assorbito i rincari attraverso prezzi più elevati, ma che non dispongono di un canale diretto di rimborso paragonabile a quello previsto per le imprese. Nel frattempo migliaia di aziende si sono già attivate, sul piano giudiziario o amministrativo, per recuperare quanto versato.

Tra i comparti che seguono con maggiore attenzione l’avvio dei rimborsi c’è anche quello degli spirits. I dati diffusi dalla Scotch Whisky Association mostrano che nel 2025 le esportazioni di whisky scozzese verso gli Stati Uniti hanno risentito del dazio del 10% introdotto nell’aprile di quell’anno. Il valore annuo dell’export verso il mercato americano è sceso del 4%, a 933 milioni di sterline, mentre i volumi sono diminuiti del 9,2%, attestandosi a 120 milioni di bottiglie equivalenti. Se si guarda al solo periodo maggio-dicembre 2025, la flessione dei volumi verso gli Usa arriva al 15%. Numeri che aiutano a misurare l’impatto delle misure tariffarie sugli scambi transatlantici e, in particolare, su un segmento fortemente esposto come quello delle bevande alcoliche.

Non c’è (ancora) da cantare vittoria, però. Lo stesso giorno della decisione della Corte Suprema, Trump ha firmato nuovi atti per sostituire almeno in parte i dazi cancellati, introducendo un dazio globale temporaneo del 10% per 150 giorni sulla base di una diversa cornice normativa e avviando nuove indagini commerciali. Il rimborso delle tariffe dichiarate illegittime segna quindi un passaggio rilevante sul piano giudiziario e amministrativo, ma non chiude il confronto sulla politica commerciale degli Stati Uniti. Come se non bastasse l’incertezza che regna sovrana in questi giorni.