Lo si accosta spesso a tequila e mezcal, ma occhio: il sotol non è un distillato di agave. Nasce dal Dasylirion, arbusto del deserto della stessa famiglia degli asparagi, che impiega dai quindici ai venticinque anni per arrivare a maturazione. È una delle due novità che Meregalli Spirits porta in catalogo, accanto a una cachaça brasiliana di fascia alta: due distillati lontani per geografia e materia prima, accomunati da un’idea di lavoro — il legame stretto con un territorio e una produzione artigianale e poco interventista.
Il sotol selezionato è Cardenxe, piccolo produttore di Chihuahua, nel nord del Messico, progetto di Juan Pablo Carvajal e Melina Rangel. La categoria è tutelata da una denominazione d’origine nata nel 2002 che la circoscrive a tre soli stati — Chihuahua, Durango e Coahuila — e la riconosce come patrimonio culturale del Paese. L’etichetta distribuita in esclusiva da Meregalli, Sotol de Desierto, nasce da tre varietà di Dasylirion: la piña, il cuore della pianta, viene tagliata a machete, cotta per 24 ore in forni conici sotterranei, frantumata, fermentata in tini di pino per quattro-sette giorni e infine distillata due volte in alambicchi di rame. Ne esce un distillato trasparente dal naso pungente, con un’affumicatura leggera e una nota di erba secca, e un sorso pepato che vira sul vegetale e sul terroso.
Asciutto, minerale, balsamico, si presta sia alla degustazione neat a temperatura ambiente sia all’uso in miscelazione, dove può funzionare come taglio per dare a un drink una sfumatura terrosa difficile da ottenere con altri distillati. Si inserisce nella scia dell’attenzione crescente per i distillati messicani oltre il tequila: una corrente che dal mezcal si è allargata alle categorie più rare come sotol, bacanora, raicilla.
L’altra novità arriva dal Brasile. Magnífica è prodotta alla Fazenda do Anil, sulle montagne di Rio de Janeiro, da un progetto familiare attivo dal 1985 con canna coltivata in proprietà, lavorata fresca e distillata in alambicchi tradizionali. È la distinzione tecnica che separa la cachaça di qualità da quella industriale: non parte dalla melassa ma dal succo fresco di canna, da cui un profilo più diretto e aromatico. A listino entrano due espressioni. La Tradicional affina almeno un anno in botti di ipê, legno brasiliano, e sviluppa note di frutta tropicale e una leggera speziatura: una cachaça strutturata, da Caipirinha di livello ma anche da miscelazione contemporanea. La Bica do Alambique è invece imbottigliata direttamente dall’alambicco, senza affinamento né diluizione: più intensa e diretta, pensata per la miscelazione tecnica o per un servizio in cui il distillato resta protagonista.

