Lo scorso 13 agosto Drinks International ha diffuso un’analisi dei dodici anni del suo Cocktail Report, il censimento dei cinquanta classici più venduti nei migliori bar del mondo, la cui classifica 2026 era uscita in primavera. Tre delle cinque novità entrate quest’anno vengono dal repertorio dell’aperitivo italiano: il Negroni Sbagliato nato al Bar Basso di Milano, il Milano-Torino servito già nell’Ottocento e il Garibaldi, Campari e succo d’arancia, entrati al 36°, 39° e 41° posto accanto all’East 8 Hold Up e allo Scotch Sour. Tre miscele a bassa gradazione, quindi, con preponderanza di bitter e vermouth, entrate in una lista dominata dal Negroni ormai da cinque anni.
Otto ricette su cinquanta nascono da liquori o tradizioni italiane, dal Negroni all’Aperol Spritz (settimo), dall’Amaretto Sour (undicesimo) all’Americano (quindicesimo), fino al Bellini dell’Harry’s Bar di Venezia (quarantasettesimo). Il Garibaldi entra in classifica undici anni dopo il rilancio firmato da Naren Young al Dante di New York.
Dal 2015 la testata britannica chiede ai bar del suo panel (di fatto i 50Best) di indicare i classici più venduti partendo dai dati di cassa, e in dodici edizioni appena ventitré cocktail sono apparsi in graduatoria una sola volta: i drink che entrano tendono a restare, con movimenti piuttosto lenti nella parte alta della classifica. L’Old Fashioned ha guidato la lista fino al 2021, poi ha ceduto al Negroni e quest’anno scivola al terzo posto per la prima volta, superato dal Margarita.
Il whiskey ha perso la centralità che aveva un decennio fa, senza però uscire di scena: il Manhattan è passato dal terzo posto del 2016 al decimo di oggi, il Whiskey Sour resta nono, il Boulevardier diciannovesimo. Al suo posto sono cresciuti gin e agave, con il Margarita in crescita costante dal 2021 fino al secondo posto di quest’anno e il Paloma, fuori dai primi trenta nel 2019, oggi all’ottavo gradino; i cocktail con mezcal compaiono solo nella seconda metà della serie storica. «Se un cocktail può insidiare il Negroni, è probabilmente il Margarita», ha detto Nathan Last, Channel Director On-trade di Pernod Ricard, che indica in Altos uno dei marchi su cui contare per il consolidamento del ruolo del tequila.
Restano tre ricette a base vodka nei primi venti posti: l’Espresso Martini, epitome dei cocktail alla moda degli ultimi anni, è quinto, l’immortale Bloody Mary quattordicesimo e il Moscow Mule sedicesimo, mentre il Vodka Martini perde sette posizioni e finisce ventottesimo. Il Cosmopolitan esce del tutto. Nathan Shearer, responsabile formazione del distributore britannico Speciality Brands, attribuisce l’arretramento alla percezione di neutralità della categoria e alla sua storia più breve dentro il canone dei classici, e alla tendenza dei bar a premiare i distillati dal profilo riconoscibile.
Il campione dei bar coinvolti è formato da insegne selezionate della fascia alta, ognuna delle quali dichiara i propri bestseller a partire dai registri di vendita: è chiaramente la fotografia di un perimetro ristretto rispetto al consumo complessivo, ma comunque indicativa della direzione che le preferenze globali possono prendere.

