La fine di un’epoca: Giuseppe Gallo lascia Italicus

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Il 1° settembre 2016, quasi dieci anni fa esatti, Giuseppe Gallo presentava al Savoy Hotel una bottiglia celeste in vetro che sarebbe arrivata poi pressoché ovunque nel mondo. Italicus, l’etichetta che ha rispolverato e riportato in commercio il mitico rosolio, categoria tutta italiana ferma da decenni. Bastò un anno per accaparrarsi i primi premi internazionali, dagli Spirited Awards di New Orleans ai riconoscimenti del BarConvent di Berlino.

Oggi Giuseppe Gallo lascia il ruolo di amministratore delegato di Italicus, con Pernod Ricard che rileva l’intera proprietà del marchio: non certo una sorpresa, dato che nel marzo 2020 Pernod Ricard entrava con una quota di maggioranza e De Kuyper, partner originale, usciva dal capitale, mentre Gallo rimaneva come amministratore delegato e azionista. L’operazione rientrava nel cluster Specialties del gruppo francese, quello dei marchi artigianali, che oggi vale il 7,3% delle vendite nette e comprende anche Lillet, Suze, Pernod e Augier, e dal febbraio 2021 la distribuzione italiana era passata a Pernod Ricard Italia. Era questione di tempo, insomma, ma fa comunque specie. «Un brand indipendente può crescere fino a un certo punto, poi è necessario affidarsi ai distributori», spiegava Gallo a Beverfood al tempo dell’accordo.

Sei anni dopo il marchio compare sia tra i bestseller sia tra i top trending della classifica dei liquori del Brands Report 2026, la rilevazione che Drinks International conduce tra i migliori bar del mondo, dove Campari resta il liquore più venduto in circa il 30% dei locali e St Germain, secondo, viene indicato tra i primi tre da un bar su tre grazie alla spinta dello spritz. Per il decennale Italicus aveva messo in palio una mentorship al Moebius di Milano, in una competizione dedicata proprio alle varianti del cocktail da aperitivo più bevuto.

Il passaggio al 100% cade in una fase di contrazione per il gruppo Pernod Ricard: l’esercizio chiuso a giugno 2025 si è fermato a 10,96 miliardi di euro di vendite nette, in calo organico del 3%, e il primo semestre 2025/26 ha segnato un -5,9% organico con gli Stati Uniti a -15% e la Cina a -28%, accompagnato dal piano di efficienza Fit for Future da un miliardo entro il 2029 e dalla cessione di marchi come Imperial Blue.

Gallo si concentrerà ora su Savoia, la società indipendente con cui nel 2021 aveva lanciato l’americano a base vino, venduto allora a 19,99 sterline per mezzo litro, e che ora sposta il tiro sul vermouth; il lavoro passa da ItalSpirits in Europa e da ABV negli Stati Uniti.