Diageo firma l’accordo: licenziamenti congelati fino al 31 ottobre

BANNER

Si è dovuto aspettare ben oltre le 22 dello scorso giovedì, perché il presidio di dipendenti Diageo riunito davanti ad Assolombarda potesse avere notizie: l’azienda ha congelato i licenziamenti nella sede italiana al termine di una trattativa durata l’intera giornata. Il testo garantisce agli 86 lavoratori dichiarati in esubero la prosecuzione del rapporto fino al 31 ottobre, un sostegno economico graduato per anzianità di servizio ed esteso anche a chi è ancora in prova, e una società di ricollocamento pagata interamente dall’azienda. Dieci dirigenti restano fuori dall’intesa e attendono risposta.

La procedura di licenziamento collettivo era stata aperta a fine luglio per 96 dei 127 dipendenti della sede milanese, con l’obiettivo di ridurre la struttura italiana a una trentina di persone, vertici compresi, esternalizzando vendite e distribuzione a un partner terzo e spostando all’estero funzioni oggi svolte in Italia. I lavoratori hanno scioperato il 5 agosto e di nuovo il 27, otto ore, con presidio.
«L’azienda andava più che bene. Ci si aspettava dei tagli, ma non un taglio drastico come quello che c’è stato», ha raccontato a Beverfood dal presidio Danilo Lo Cacciato, Luxury and Private Sales Manager per l’Italia, che ha descritto una struttura commerciale azzerata per oltre tre quarti.

Un anno fa il gruppo contava nel paese circa 500 dipendenti: la maggior parte è uscita dal perimetro con la cessione dello stabilimento di Santa Vittoria d’Alba, in provincia di Cuneo, passato a NewPrinces insieme alla società Diageo Operations Italy. Poi la sede operativa si è spostata da Torino a Milano. A febbraio Diageo Italia ha affidato al Gruppo Montenegro la distribuzione nazionale di Johnnie Walker e Bulleit dal 1° aprile, tenendo per sé marketing e posizionamento; allo stesso gruppo bolognese è passato anche il rum Pampero. «L’Italia merita il meglio di questi brand iconici», dichiarava allora la managing director Caoimhe McCabe. Cinque mesi dopo è partita la procedura sui 96.

Lo scossone di Milano è solo un capitolo del piano globale avviato da Sir Dave Lewis, amministratore delegato dal 1° gennaio 2026, che nel Regno Unito ha guadagnato il soprannome di Drastic Dave per i risanamenti condotti in Tesco e Unilever. Nell’esercizio chiuso a giugno l’organico medio del gruppo è sceso da 29.860 a 27.938 dipendenti a tempo pieno, quasi duemila posti in meno, con la maggior parte delle riduzioni nei mercati regionali da completare entro il 1° settembre; gli oneri di ristrutturazione sono stati di 900 milioni di dollari e il nuovo assetto operativo dovrebbe produrre circa 850 milioni di risparmi in due anni a partire dall’esercizio 2027. Lewis ha spiegato che i tagli riguardano le funzioni centrali e le aree di duplicazione.

«È inammissibile che una multinazionale che macina profitti decida di abbandonare il nostro paese», ha detto Alberto Donferri, segretario generale della Uila-Uil Lombardia, che ha messo in fila la retribuzione potenziale del nuovo amministratore delegato, fino a 20 milioni di sterline in parte legata alle performance e quindi anche ai risparmi sul costo del lavoro, e le lettere ai dipendenti. I conti dell’esercizio dicono che le vendite nette organiche del gruppo sono calate del 2%, con il Nord America a -8,4% e l’Europa in crescita: il mercato che si taglia è quello dell’area andata meglio.

L’accordo prevede verifiche periodiche sull’occupazione e sull’avanzamento della riorganizzazione anche in relazione all’individuazione dei partner commerciali a cui sarà affidata la gestione dei prodotti Diageo, cioè di chi porterà Tanqueray, Smirnoff, Baileys, Talisker e Guinness ai grossisti e ai locali. I nomi non sono ancora stati comunicati.