Sazerac citata in giudizio dai viticoltori in Cognac

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Lo scorso febbraio erano cominciato sei mesi di braccio di ferro davanti al cancello chiuso della distilleria di Segonzac, dove duecento vignaioli e una decina di trattori si erano presentati dietro uno striscione che chiedeva il rispetto dei contratti firmati da Sazerac. Il gruppo americano, secondo l’Union générale des viticulteurs pour l’AOC Cognac, avrebbe interrotto senza titolo legale gli accordi di fornitura.

Oggi, ufficialmente, quarantotto viticoltori della Charente hanno citato in giudizio il colosso USA, per un comportamento che «danneggia non solo i viticoltori coinvolti, ma tutto il settore», sostiene il presidente dell’unione Julien Massé. L’oggetto del contendere è un contratto a tre firme, quello che lega il viticoltore, il bouilleur de cru che distilla e la maison che compra l’acquavite. A Segonzac riguardava circa novanta aziende agricole: Sazerac aveva annunciato la recessione, pur pagando le consegne dell’annata in corso, e una parte dei produttori aveva fatto ricorso a un avvocato in primavera prima di arrivare all’atto giudiziario di questi giorni. A febbraio la contestazione era partita da venti fornitori rimasti senza pagamento.

«Oggi ciò che fa il valore della vigna è il contratto che le sta dietro», ha spiegato Massé a Vitisphere, in un mercato dove l’ettaro è sceso tra i 10 e i 20mila euro, con punte di 25mila nei casi migliori. Perdere una fornitura pluriennale significa quindi dimezzare il valore patrimoniale dell’azienda, non soltanto il fatturato dell’anno, reduci peraltro da una campagna 2024/2025 che si è chiusa con spedizioni in calo del 13% in volume e un giro d’affari di 2,7 miliardi di euro, il 13,4% in meno, secondo il BNIC; la Cina, secondo mercato a volume, ha perso il 24,4% dopo l’inchiesta antidumping di Pechino, sfociata nel luglio 2025 in un dazio del 32,2% sul brandy europeo, sospeso per le case che rispettano un prezzo minimo all’importazione.

Nell’ultima campagna il calo delle bottiglie è di un altro 13%, con Martell che ha chiuso l’anno a -5% in volume e -12% in valore. Nella stessa campagna le spedizioni di cognac giovani e di primo prezzo sono cresciute del 2,6% mentre VSOP e XO cedevano l’11,3% e il 12,9%: la parte di gamma che va in miscelazione tiene quindi meglio dei prodotti da meditazione. Sul piano produttivo la resa è stata fissata a 7,65 ettolitri di alcol puro per ettaro nel 2025 e nel 2026, l’estirpazione definitiva di 10mila ettari eccedenti è stata incentivata portando il premio da 4mila a 10mila euro per ettaro, e un dispositivo di estirpazione temporanea è passato quest’estate dal sondaggio obbligatorio, con la manifestazione d’interesse prevista in ottobre.

Sazerac è arrivata a Segonzac comprando una tenuta di circa 120 ettari in Grande Champagne, rivendicata come ritorno alle origini di una società il cui nome viene dal cognac Sazerac-de-Forge et Fils, quello che ha poi dato il nome al cocktail più rappresentativo di New Orleans. Sul fronte opposto, il gruppo è tra i più esposti al dazio del 50% imposto dagli Stati Uniti sugli alcolici canadesi, che colpisce il suo Fireball. In Charente, intanto, la vendemmia comincia in questi giorni, anticipata dalle grandinate.

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