Nel 1999 fu una bottiglia di Johnnie Walker Blue Label, acquistata senza pensare a quello che sarebbe diventata. Ovvero, la miccia che ha fatto esplodere una collezione da oltre 3.200 pezzi: dall’11 al 21 settembre Whisky Auctioneer manda all’asta la raccolta di Frans Op den Kamp, residente in California, che in due decenni è diventato uno dei riferimenti a cui altri collezionisti e professionisti si rivolgono per datare, autenticare e valutare le bottiglie del brand; va in vendita in blocco come The Johnnie Walker Collection: One Hundred Years of Striding. A batterla è la casa d’aste online di Perth fondata da Iain McClune nel 2013, la stessa che fra il febbraio 2020 e il febbraio 2021 ha smontato in due tornate le 3.900 bottiglie di Richard Gooding, l’imprenditore dell’imbottigliamento Pepsi in Colorado, per 9,1 milioni di dollari al martello.
L’inventario conta 1.600 bottiglie di formato pieno, 600 miniature, mille fra inserzioni e materiale promozionale, 500 Black Label, 280 Blue Label, 200 Red Label e oltre cento imbottigliamenti col tappo di sughero anteriori al 1968 fra Black, Red e Swing. Dentro passano il 1805 Celebration Blend, duecento bottiglie prodotte per il bicentenario della nascita di John Walker e distribuite soltanto in omaggio, e il Signature Blend firmato dall’ex campione del mondo di Formula 1 Jenson Button, venticinque esemplari venduti su invito privato a Shanghai. Compaiono anche i Cardhu, Talisker e Mortlach che sulle etichette d’epoca portavano ancora il nome di John Walker, e le serie Directors ed Epic Dates al completo. «Separarmi dalla collezione non è facile, ma ho ottenuto quello che volevo», dice Op den Kamp.
L’archivio pubblicitario va dai primi anni del Novecento a oggi e ricostruisce l’evoluzione grafica di un marchio nato in una drogheria di Kilmarnock, a partire dall’Uomo che Cammina disegnato nel 1908. Nick Morgan, autore della biografia ufficiale commissionata per il bicentenario, descrive quel materiale come la prova fisica di come lo Scotch sia diventato una bevanda globale nel corso del secolo.
L’indice Knight Frank sul whisky da collezione ha perso il 10,9% nel 2025, il risultato peggiore fra i beni monitorati dal Wealth Report, mentre l’indice complessivo si è fermato a -0,4% dopo tre anni di arretramento. Il catalogo di settembre resta però fatto in larga parte di blended da consumo corrente, lontano dai single malt da record che hanno costruito la vendita Gooding, e a fare prezzo sarà la completezza della serie.
Chissà cosa staranno pensando a Parma. In un magazzino del circondario, infatti, sono riemersi quest’estate gli scatoloni di cartone della trattoria Cantarelli di Samboseto, due stelle Michelin dal 1970 alla chiusura del 31 dicembre 1982, con la drogheria di famiglia rimasta attiva fino alla morte di Giuseppe Cantarelli nel 1992. Dentro, mai aperti, Ardbeg, Springbank, Port Ellen, Highland Park e Macallan-Glenlivet imbottigliati da Gordon & MacPhail per gli importatori italiani fra gli anni Cinquanta e Ottanta, quando il single malt in Italia stava sulla mensola alta dei bar e costava poco. Li ha comprati in blocco Stefano Pileggi, calabrese a New York dal 2011, che li ha messi sugli scaffali del suo negozio Collezione New York, sulla Madison Avenue. Su una Rosebank degli anni Settanta l’etichetta posteriore riporta l’importazione di Edoardo Giaccone per la Whiskyteca Edward & Edward di Salò, aperta alla fine degli anni Cinquanta, arrivata a oltre 1.500 referenze e per un periodo la più grande collezione di whisky al mondo, registrata dal Guinness dei primati. «In quarant’anni è la seconda volta che qualcuno fuori da quella famiglia le tocca», dice Pileggi delle bottiglie di Samboseto. Quelle però, non sono andate all’asta.

