Grappa: un nuovo racconto per la ricetta di sempre

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S’è guardato tantissimo all’estero, durante il Roma Bar Show appena concluso; gin e agave come sempre sugli scudi, e poi miscelazione e cultura del bere. Uno spazio d’orgoglio e qualità è andato però anche al distillato italiano per eccellenza: gli Stati Generali della grappa si sono riuniti il 15 settembre, e l’Istituto Tutela Grappa del Trentino ci è arrivato con un messaggio chiaro: la Grappa IG deve imparare a raccontarsi meglio, tenendo salda l’identità che ha.

Nel 2025 gli italiani hanno consumato circa 125 milioni di litri di bevande spiritose, il 10% in meno del 2019, e la grappa pesa per il 10% del totale secondo la rilevazione Nomisma presentata a giugno all’ottantesima assemblea di AssoDistil. Sull’export gli spirits italiani hanno chiuso a 1,7 miliardi di euro, in calo del 5% sul 2024 e in crescita di un terzo rispetto al 2019, mentre la grappa da sola ha perso il 20%. La stessa rilevazione indica come l’80% di chi beve spirits nei locali li ordina miscelati. Il distillato di fine rimane quindi escluso dalla crescita.

«Per troppo tempo abbiamo comunicato la Grappa partendo dalla Grappa stessa: dalla tradizione, dalla normativa, dalle vinacce, dalle distillerie», dice il Presidente dell’Istituto Alessandro Marzadro, «sono elementi fondamentali, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di partire dal consumatore e dai valori che cerca nei grandi distillati: complessità, autenticità, unicità ed esperienza». La Grappa può presentarsi come distillato contemporaneo senza rinnegarsi, guardando al consumatore che in un mezcal o un whisky cerca il racconto dell’essenza, non soltanto il liquido: «Non deve diventare altro da sé per essere contemporanea», aggiunge Marzadro, «deve raccontare con più forza ciò che è già».

Non serve rincorrere l’omologazione ai gusti internazionali, serve piuttosto puntare sulla piacevolezza di consumo: equilibrio, accessibilità, qualità sensoriale, capacità di stare in occasioni diverse senza perdere identità aromatica. Gli strumenti ci sono e sono quelli che hanno reso grande la nostra tradizione, ovvero gli affinamenti, le sperimentazioni sui legni, la selezione delle vinacce e la valorizzazione dei vitigni. «L’innovazione deve essere uno strumento di valorizzazione, non di trasformazione», dice Marzadro, «dobbiamo aumentare la piacevolezza senza perdere carattere, guardando anche a ciò che accade nel mondo dei grandi distillati».

Il Trentino parla da una posizione di relativa solidità, perché lo stesso Marzadro a marzo aveva definito il 2025 un anno di stabilità in un mercato sfavorevole, attribuendo il merito alla “trentinità” come garanzia percepita. Molto si deve alla virata verso l’accoglienza: l’87% apre le porte a visite guidate, il 70% considera il turismo strategico e il 60% tiene aperto tutto l’anno, secondo l’indagine dell’Istituto sui propri soci.

C’è poi una questione economica, che riguarda una necessaria continuità invece di campagne occasionali, con obiettivi misurabili e una soglia di spesa sostenibile anche per le imprese piccole. «Se vogliamo che la Grappa conquisti un ruolo più forte nel mercato di domani, dobbiamo fare sistema», conclude Marzadro, «serve un progetto comune, graduale ma ambizioso». Siamo comunque agli inizi: il Consorzio Nazionale per la Tutela della Grappa è nato il 3 marzo 2022 a Roma dalla trasformazione dell’Istituto Nazionale Grappa, riunendo i principali istituti territoriali e una serie di produttori indipendenti, e ha sede presso AssoDistil. Il riconoscimento ufficiale del ministero dell’Agricoltura è arrivato soltanto nel 2025, che ha fatto del Consorzio il primo organismo di tutela riconosciuto per una bevanda spiritosa italiana a Indicazione Geografica: la grappa è entrata nel sistema dei consorzi con decenni di ritardo rispetto al vino, e l’Istituto trentino che ne chiede il funzionamento è invece attivo dagli anni Sessanta.

Il presidente del Consorzio Nuccio Caffo ha quantificato a marzo un progetto da 150mila euro sulla Germania e un’operazione nel Regno Unito da oltre un milione, aperta ad aprile insieme ad AssoDistil, su un export che vale circa il 20% della produzione totale e che per due terzi si concentra fra Germania, Svizzera e Austria.