Patrón lancia Agave Masters, il WSET dei distillati messicani

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Un bar back al primo turno di lavoro e un capo barman con vent’anni di banco entrano dalla stessa porta: Patrón apre Agave Masters, programma globale per i professionisti del bar gratuito e aperto a chiunque abbia l’età legale per bere e faccia parte di un bar team, bartender, bar back o cameriere che sia. Perno dell’iniziativa sarà la prima certificazione WSET interamente dedicata ai distillati d’agave, disponibile solo sulla piattaforma e senza costi per gli iscritti.

Il programma di Patròn, marchio sotto l’ombrello Bacardi, aggiunge così un tassello alla competizione internazionale Patrón Perfectionist e Academia Patrón, la piattaforma formativa che già dalla fine del 2025 ospitava il corso WSET sull’agave e rilasciava una certificazione interna chiamata Agave Masters, basata su questionari a risposta multipla.

«Non c’è davvero niente di simile alla comunità dell’ospitalità e del bar. La nostra industria è plasmata dalle persone che creano, preparano e gestiscono i drink e le esperienze di cui tutti godiamo», dice Lauren Mote, Global Director Agave On-trade e General Manager della Hacienda Patrón. «Vogliamo continuare a essere un partner autentico per chi ne fa parte, creando occasioni per imparare gli uni dagli altri, costruire relazioni e sviluppare la propria professionalità».

Quattro i pilastri dell’iniziativa. La certificazione WSET, sviluppata con l’ente britannico riconosciuto in oltre settanta Paesi, applica il metodo di degustazione WSET alle categorie dell’agave, dal tequila al mezcal fino a bacanora e raicilla. La gara, che si focalizzerà sul lavoro di squadra e si svolgerà in più Paesi, con i team liberi di scegliere formazione, serve ed esperienza da offrire all’ospite. Poi formazione continua, fra masterclass e contenuti aggiornati, e rete di relazioni fra piattaforma digitale, eventi dal vivo e partnership.

Alle squadre vincitrici andranno due giorni di esperienze culturali a Guadalajara per il primo Agave Masters Global Summit, seguiti da due giorni alla Hacienda Patrón sugli altopiani di Jalisco, dove si distilla, fra tahona e mulino a rulli, fermentazione e alambicchi. «Vogliamo che la gara rispecchi quello che succede davvero in un bar, una squadra che lavora insieme per portare tutti gli ingredienti giusti dentro un’esperienza memorabile per l’ospite», aggiunge Mote.

Un’aggiunta importante al panorama di formazione professionale per bartender, mai troppo fornito di questi tempi. Diageo Bar Academy ha formato oltre un milione di professionisti dal lancio, 130mila in presenza nell’ultimo anno rilevato, con reti online in più di 130 Paesi. BarSmarts di Pernod Ricard, nata nel 2008 e oggi solo online, ha superato i 155mila iscritti, mentre il programma Bar World of Tomorrow dello stesso gruppo si ferma a 6.500 formati.

In Italia Campari Academy ha aperto il 2026 con cinque nuove partnership, dallo storico Jerry Thomas Educational di Roma ai CloakStudios di Samuele Ambrosi a Treviso, da Drink Factory di Bologna ad Arkana Consulting e Percento LaB di Milano. «In un momento in cui l’offerta di formazione in Italia è piuttosto pigra, Campari Academy si pone come pilastro», aveva sottolineato Ambrosi.

Il programma arriva peraltro nel momento peggiore per la materia prima, con la sovrapproduzione di agave dal 2024 che ha fatto crollare il prezzo al chilo del 92%, sceso fra gli 0,80 e gli 8 pesos nel marzo 2026, fra quattro e quaranta centesimi di euro, con circa 5.900 agricoltori colpiti e uno squilibrio fra fabbisogno e produzione che il presidente del Consejo Regulador del Tequila, Aurelio Rocha, quantifica in almeno 3,5 a 1. Nei 181 comuni della denominazione si trovano 511.492 ettari e poco più di 1,7 miliardi di piante, e i campi abbandonati stanno diventando focolai di parassiti.

I numeri della produzione raccontano la stessa contrazione. Il tequila certificato è passato dai 651,5 milioni di litri del 2022 ai 495,8 milioni del 2024, restando intorno ai 496 milioni nel 2025, e nel primo semestre 2026 la produzione è calata dell’1,7% mentre le esportazioni sono cresciute del 3%, quasi tutte verso gli Stati Uniti. Le scorte sono il dato più pesante: 17 milioni di piñas immagazzinate a fine 2025, con proiezioni fino a 50 milioni nel 2026 e riserve sufficienti a coprire circa diciotto mesi di domanda.