Cameronbridge, sciopero nel cuore di Diageo

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Per comprendere la potenziale portata dell’evento basta fare due conti: nella distilleria di Cameronbridge, in Fife, tre colonne di distillazione lavorano ventiquattro ore su ventiquattro, con una resa di quattromila litri di spirito all’ora ciascuna e oltre due milioni di litri a settimana. Una produzione mastodontica che per per tre settimane rischia di arrestarsi.

Oltre cento iscritti al sindacato Unite incroceranno infatti le braccia da lunedì 28 settembre fino alle 5.59 di giovedì 15 ottobre, e anche i lavoratori di GMB Scotland hanno votato per lo sciopero, con il 75% di favorevoli su un’affluenza del 73%. È la risposta ai tagli di personale che Diageo ha avviato nel sito all’interno del piano di ristrutturazione globale del gruppo.

Cameronbridge è la più grande distilleria di cereali d’Europa, fondata nel 1824 da John Haig, con una capacità di circa 136 milioni di litri l’anno e circa duecento dipendenti. Dalla chiusura di Port Dundas nel 2010 è l’unico impianto di grain interamente di proprietà di Diageo, e da qui escono sia il grain whisky che va nei blend di Johnnie Walker, J&B, Bell’s, Black & White, Vat 69 e White Horse, sia l’alcol neutro con cui si producono Gordon’s e Tanqueray, prodotti a Cameronbridge dal 1998, Smirnoff, Archers e Pimm’s.

Unite parla di oltre settanta posti sotto revisione, Diageo di un massimo di dieci ruoli da eliminare nel reparto di distillazione del grain, due dei quali già vacanti. Secondo GMB Scotland, ai settantadue operatori della distilleria è stato comunicato che dieci di loro perderanno il posto. Per i lavoratori i tagli arrivano senza alcuna riduzione della produzione prevista, con rischi per la sicurezza, mentre per l’azienda i volumi di grain resteranno più bassi nei prossimi tre anni. «La proposta di eliminare fino a dieci ruoli a Cameronbridge è necessaria perché manteniamo volumi di produzione ridotti per proteggere la competitività di lungo periodo della nostra attività», ha dichiarato un portavoce di Diageo, che si dice certo di poter ricollocare internamente i lavoratori coinvolti.

Lo sciopero di Unite sarà a turni, con gruppi diversi che si fermeranno in giornate successive: controllori di distillazione e di processo, operatori di distilleria e di macchina, tecnici, analisti del controllo qualità, chimici di processo e ingegneri. «Per Diageo è davvero l’ultimo giro», ha detto Dougie Maguire, vicesegretario scozzese di Unite. «Se non ferma queste proposte autolesioniste, gli scioperi porteranno la produzione a un punto morto. L’azione sindacale interromperà la fornitura di molti dei drink preferiti dalle persone, ma la colpa ricadrà interamente sulla direzione di Diageo». Sul tavolo della trattativa Unite mette l’utile dopo le imposte di Diageo Scotland, 595 milioni di sterline nel 2025, circa 687 milioni di euro, contro i 736 milioni del 2024.

Cameronbridge è l’ultimo fronte di un piano da un miliardo di dollari di risparmi, circa 862 milioni di euro, lanciato dall’amministratore delegato Sir Dave Lewis dopo un esercizio 2026 chiuso con vendite nette in calo organico del 3% a 19,6 miliardi di dollari. Il gruppo ha già ridotto la forza lavoro di almeno duemila persone, fra cui i 305 posti tagliati nella sede nordamericana di New York, e ad agosto GMB Scotland aveva denunciato il rischio di licenziamento per 172 lavoratori delle distillerie delle Highlands e delle isole, su circa tremila dipendenti che Diageo conta in Scozia fra distillerie e impianti di imbottigliamento. «Questa nuova strategia, eseguita con un modello operativo nuovo, più agile, competitivo ed efficiente nei costi, ci dà la fiducia di poter riportare Diageo a essere un’azienda che crea valore per gli azionisti in modo costante», ha detto Lewis agli analisti.

In Italia l’accordo firmato a fine agosto per la sede di Milano ha congelato gli 86 esuberi fino al 31 ottobre, due settimane dopo la fine degli scioperi scozzesi.

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