È difficile un po’ ovunque, a Milano figurarsi, poter dire di aver davvero portato sulla scena qualcosa di nuovo, che non si sia ridotto a una mera moda temporanea e defunta in poco tempo. Dry può dirlo ad alta voce: un locale che ha introdotto in città (e altrove) il connubio di due prodotti che più semplici non si può, pizza e cocktail, riuscendo però a trovare una formula freschissima, pop, magari un tantino fighetta ma ben lontana da vetrine luminose e vuote di cui Milano è zeppa e di cui ormai non se ne può più.
Dry ha compiuto tredici anni ieri sera, e li ha festeggiati a quella che è ormai la sua maniera, in quello che è forse il picco della sua forma in questa decade e poco più: una doppia maxi guest shift, prima internazionale e poi milanese con una dozzina circa di bartender, e altrettanti chef e ristoratori a darsi il cambio, ciascuno con una propria creazione. La fotografia della pizzeria del domani che lo chef Lorenzo Sirabella ha avuto in mente sin dal suo arrivo: lui allievo del maestro Enzo Coccia a Napoli, trapiantato in via Solferino e visionario nello spingere per un locale che insistesse su impasti-nuvola e musica giustissima, prima di chiunque altro.
Si sono negli anni susseguiti anche momenti più fumosi, cambi di proprietà e un secondo spazio (bellissimo, ma senza l’anima vera del primo indirizzo, l’unico che rimane adesso, e diremmo per fortuna) poi dismesso. Sirabella ha saputo tenere dritta la barra del timone circondandosi di nomi importanti del bancone italiano (Guglielmo Miriello, Francesco Galdi, Federico Volpe), fino a puntare sul giovane Edris al Malat, finalista alla Campari Bartender Competition 2022 e oggi bar manager e incastro eccellente per portare Dry sul palcoscenico globale anche sul piano della miscelazione (ormai noto il lavoro complementare tra banco e cucina, con i cocktail spesso realizzati con ingredienti di esubero per le pizze).
Qualità indiscussa, quindi, sostenuta dalla capacità di non farsi invischiare nei tranelli che la comunicazione di oggi mette sulla strada a ogni curva: trend, pairing, location, tutte parolone che si sono di certo utilizzate per descrivere Dry, anche a ragione, ma che hanno poi lasciato spazio a quello che un locale in fondo dovrebbe sempre essere. Luogo divertente, confortante, godurioso, a tratti caotico, mai formale e mai banale. Che sia miscelato, bollicine, birra, analcolici; margherita classica, provola e pepe, padellino, focaccia dalle farciture più ricercate. Hai voglia a parlare di moda, quando un indirizzo ha una risposta a qualsiasi domanda è destinato a rimanere. Per altri tredici anni almeno.

