Il Principe Bar di Milano, situato all’interno dell’Hotel Principe di Savoia (Piazza Repubblica), è una delle istituzioni della città meneghina per eleganza e storicità. Nel 2027, l’Hotel compirà cento anni e li festeggerà con il più grande restyling della sua storia: rimarrà chiuso per due anni e rinnoverà interamente gli interni, fatta eccezione per la storia facciata che resterà invariata. Dunque, per provare la nuova cocktail list firmata da Daniele Celli vi dovrete affrettare entro Natale, o poco più, per gustare le creazione che spaziano dai Pink Floyd a Milano Cortina. Abbiamo provato il secondo atto della carta del Principe Bar che intreccia cultura pop, classici della miscelazione e ingredienti gastronomici.
Annunciato il 18 settembre 2026, il secondo capitolo prosegue il percorso inaugurato nel settembre 2025: il primo atto copriva gli anni dal 1927 al 1969, mentre la nuova selezione si muove dal 1975 al 2026. La scansione cronologica offre un punto di accesso immediato alla carta. Dietro i riferimenti più riconoscibili, però, emerge una ricerca che coinvolge componenti floreali, ingredienti di cucina, suggestioni marine e riletture di Negroni e Cardinale.

Un album dei Pink Floyd, la banana di Andy Warhol, i modem delle prime connessioni domestiche. E poi il cinema, la vittoria italiana ai Mondiali del 2006, Expo e Milano Cortina. La nuova drink list del Principe Bar di Milano attraversa cinquant’anni di memoria collettiva e li porta al bancone dell’Hotel Principe di Savoia, parte di Dorchester Collection. A firmarla è il Bar Manager Daniele Celli, che con otto signature cocktail completa il progetto dedicato al centenario dell’albergo, atteso nel 2027.
La drink list del Principe Bar verso i cento anni dell’hotel
Il punto di partenza è la storia del Principe di Savoia, aperto nel 1927 con il nome di “Principe e Savoia”. Il secondo atto allarga lo sguardo agli avvenimenti e alle opere che hanno accompagnato le trasformazioni del pubblico internazionale dell’hotel e della città. “Ogni cocktail nasce da un riferimento immediatamente riconoscibile, ma non vuole limitarsi a celebrarlo: il nostro obiettivo è tradurne l’identità in profumi, consistenze e sapori” – spiega Daniele Celli – “La carta diventa così una linea del tempo da percorrere liberamente, scegliendo il ricordo o il momento storico che più incuriosisce”.

È una dichiarazione che chiarisce anche la funzione del menu: aiutare l’ospite a scegliere attraverso una storia, per poi condurlo verso ingredienti e abbinamenti meno prevedibili. La citazione culturale apre il dialogo; la composizione del cocktail ne sviluppa il contenuto. Abruzzese, classe 1990, Celli inizia il proprio percorso nei cocktail bar in Australia nel 2013. Rientrato in Italia, nel 2016 intraprende la formazione alla Jerry Thomas Educational di Roma. Seguono le esperienze al MagCafé e al 1930 di Milano, nel circuito di Marco Russo e Flavio Angiolillo.
La sua formazione mette al centro la trasformazione delle materie prime: infusioni, fermentazioni e distillazioni diventano strumenti per intervenire su gusto, forma e consistenza, mantenendo l’attenzione sul bilanciamento. Nella nuova carta questa sensibilità emerge soprattutto dalla scelta degli ingredienti. Pane, burro di cacao, gamberi e aceto balsamico estendono il vocabolario del bar verso la cucina. La loro presenza suggerisce una lettura gastronomica dei drink, pur senza che i materiali di presentazione ne specifichino dosaggi e procedimenti.

Gli otto cocktail della nuova drink list
Wish You Were Here: il 1975 tra gin, fiori e agrumi
Il percorso comincia con Wish You Were Here, dedicato all’omonimo album dei Pink Floyd. La ricetta riunisce Martin Miller’s Gin, cedro, violetta, verjus, butterfly pea flower e pompelmo rosa. Il profilo indicato dal bar è floreale e piacevolmente acidulo. La composizione lavora quindi su un registro diverso dalle successive proposte a base whiskey: al centro ci sono il dialogo tra fiori e agrumi e la presenza del verjus accanto al cedro e al pompelmo. Nel menu dell’evento stampa del 17 settembre, il cocktail era accompagnato da una mini farinata di ceci con hummus, olive taggiasche e semi. Un abbinamento che accosta la componente floreale del drink a una preparazione vegetale, con il richiamo sapido delle olive.

Pittsburgh: l’immaginario di Warhol incontra il bourbon
Associato al 1986 nella cronologia della carta (per quanto il Museo sia stato aperto nel 1994 e l’album dei Velvet Underground è del 1967), Pittsburgh rende omaggio all’universo di Andy Warhol. Il riferimento gastronomico è la banana, immagine legata alla copertina di The Velvet Underground & Nico, che diventa un ingrediente del cocktail. La ricetta impiega FEW Bourbon Whiskey, liquore alla banana e burro di cacao. Rispetto all’apertura floreale di Wish You Were Here, qui il progetto si sposta verso l’incontro tra distillato, frutta e componente grassa. Il pairing previsto per la stampa ne ampliava la lettura: pane integrale, tartare di fassona, parmigiano e grue di cacao. Il cacao ricompare così nell’assaggio, mentre carne e formaggio portano il confronto su un terreno più marcatamente gastronomico.

Run Forrest Run: whiskey, cioccolato e una nota marina
Il cinema entra nella selezione con Run Forrest Run, legato al 1994 e a Forrest Gump. È una delle composizioni più inconsuete della carta: WhistlePig 10 Rye whiskey, cioccolato, acero e gamberi. L’elemento decisivo è proprio il gambero, che inserisce una componente marina in un insieme nel quale cioccolato e acero richiamano la dolcezza. Il bar descrive il risultato come un incontro tra profondità e sapidità. La scelta mostra quanto il secondo atto cerchi di ampliare il rapporto tra racconto e ricetta. Il rimando cinematografico diventa l’occasione per portare nel bicchiere un ingrediente capace di cambiare le aspettative suscitate dagli altri componenti.
Dial-Up Dream: il 1995 tra liquirizia, caffè e aria alla vaniglia
Dial-Up Dream sceglie il 1995 per evocare l’immaginario delle prime navigazioni sul Web: modem, monitor e grafica essenziale. Gli ingredienti sono Altamura Vodka, liquirizia, limone, soda al caffè e aria alla vaniglia. Nella spiegazione del progetto, la profondità della liquirizia richiama gli schermi CRT. La soda al caffè e l’aria alla vaniglia introducono invece un gioco di consistenze che affianca il riferimento visivo. È una costruzione interessante perché la narrazione passa anche attraverso la forma delle preparazioni. Il caffè compare come soda, la vaniglia come aria: due modalità differenti di inserire un aroma nella struttura del cocktail.
The Golden Fellowship: la Compagnia dell’Anello tra fumo, pane e tè
Con The Golden Fellowship si arriva al 2001 e al primo film della trilogia del Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson. Yuu Baal Joven mezcal, pane, tè Pu-erh, miele, zenzero e limone compongono una ricetta descritta dal bar attraverso note di fumo, terra e spezie, con sfumature balsamiche. Il pane è uno degli ingredienti che rendono più evidente l’apertura alla cucina. Accanto al tè, amplia il racconto aromatico oltre il distillato e gli agrumi. Per la presentazione alla stampa, il cocktail era abbinato a un crostino di pane all’uvetta con alici del Cantabrico e limone agrodolce. Pane e limone creano un collegamento esplicito tra bicchiere e assaggio, mentre le alici aggiungono un ulteriore elemento sapido.

Blue Sky: il Cardinale si veste d’azzurro per il 2006
Blue Sky celebra la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006. Il riferimento di miscelazione è il Cardinale, reinterpretato con Martin Miller’s Gin, Campari Bitter e vermouth dry. La presentazione annuncia un cocktail azzurro, legato al colore della Nazionale. Il richiamo sportivo interviene quindi anche sull’aspetto del drink, mentre la composizione dichiarata mantiene un rapporto diretto con il classico. Blue Sky introduce nella carta una forma di riconoscibilità diversa: al ricordo della vittoria mondiale si affianca quello di una ricetta storica. I materiali forniti non precisano il procedimento utilizzato per ottenere il colore.
Expo Milano: grappa e zafferano raccontano il 2015
Con Expo Milano, dedicato all’Esposizione Universale del 2015, il percorso torna esplicitamente alla città. La formula comprende grappa, zafferano, caffè e limone ed è presentata dal bar come agrumata, delicata ed elegante. La grappa porta al centro un distillato italiano, mentre lo zafferano rende immediato il legame con l’identità gastronomica milanese. Il caffè aggiunge un ulteriore riferimento alle abitudini e ai sapori del Paese. Nel menu stampa, l’abbinamento era una tartelletta di frolla con parfait di foie gras, gremolada e maionese allo zafferano. Anche qui un ingrediente condiviso, lo zafferano, mette in relazione cocktail e cucina.
Olympian: il Negroni tra Milano e le montagne
Il viaggio termina nel 2026 con Olympian, omaggio a Milano Cortina. La base concettuale è il Negroni, riletto attraverso Sabatini Gin, Carpano Antica Formula, Punt e Mes, Abbot’s Bitter, Amaro Braulio, fragole e aceto balsamico Acetaia Giusti. È una composizione articolata, che riunisce vermouth, bitter e amaro con frutta e aceto balsamico. Nel racconto della carta, il cocktail collega l’anima urbana di Milano ai richiami di montagna. Il pairing della presentazione rendeva particolarmente leggibile la relazione tra i due elementi: mini tartare di gambero rosa, fragole al balsamico e perle di basilico. Fragole e balsamico ricompaiono nel piatto, costruendo una continuità esplicita con il drink.



I pairing della presentazione e il dialogo con la cucina
I cinque abbinamenti dell’evento stampa aiutano a comprendere il progetto da una prospettiva professionale. In più casi, il rapporto tra cocktail e assaggio nasce dalla ripresa di un ingrediente: cacao per Pittsburgh, pane e limone per The Golden Fellowship, zafferano per Expo Milano, fragole e balsamico per Olympian.
Questa struttura offre al lettore una chiave concreta per interpretare la proposta gastronomica. Gli ingredienti condivisi collegano le preparazioni, mentre gli altri componenti introducono variazioni e contrasti. Si tratta degli abbinamenti previsti per la presentazione del 17 settembre: il documento dell’evento non li indica come accompagnamenti permanenti della nuova drink list.
El Milanes resta il riferimento della casa
Accanto agli otto nuovi signature rimangono i grandi classici e El Milanes, cocktail simbolo del Principe Bar. L’omaggio al risotto alla milanese combina zafferano, burro e scalogno con Rye whiskey, sherry e sake. La sua permanenza chiarisce la continuità del lavoro di Celli. Il dialogo con la cucina milanese è già parte dell’identità del locale e trova nella nuova carta ulteriori sviluppi.
Anche il rapporto con il pubblico della città appartiene a un percorso più ampio. The Garnish lo ha raccontato in occasione della guest shift del GAIA Bar al Principe Bar, approfondendo con i protagonisti il ruolo dell’albergo come luogo di incontro aperto anche a chi non vi soggiorna. Il secondo atto si inserisce in questa prospettiva: rende la storia del centenario accessibile attraverso ricordi condivisi e offre al bartender nuovi argomenti per accompagnare la scelta. Si può partire da un album, da un film o da una vittoria sportiva; il dialogo continua sugli ingredienti.

Dove si trova il Principe Bar a Milano
Il Principe Bar si trova all’interno dell’Hotel Principe di Savoia, in piazza della Repubblica 17 a Milano, indirizzo riportato nei contatti ufficiali dell’hotel. La pagina ufficiale del Principe Bar indica l’apertura tutti i giorni dalle 18 all’1.30 e un dress code smart casual. Per informazioni sulla nuova carta e prenotazioni, il comunicato segnala il numero 02 6230 5065 e l’indirizzo TeamBar.HPS@dorchestercollection.com.

