Roma Bar Show: gli assaggi più interessanti

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È trascorsa una settimana dalla fine della sesta edizione del Roma Bar Show, la prima nella nuova sede della Nuvola di Fuksas, all’EUR: tempo allora di rivedere gli assaggi e le esperienze che ci hanno colpito di più nella due giorni capitolina.

Sake Kay

Arriva da Niigata, una delle prefetture di riferimento per il sake giapponese, ed è un junmai daiginjo, cioè un sake di solo riso, acqua, koji e lievito, con il chicco levigato fino a conservarne al massimo la metà, da cui deriva una finezza notevole. Il nome viene dal fiume Kaji, da cui la produzione prende l’acqua, rivisitato in chiave anglosassone “perché sia più approcciabile”. Aromatico, con più corpo di un junmai classico, mira a una miscelazione di qualità, in Spritz e in Martini Cocktail. 14.8% ABV, 28 euro, in Italia è distribuito da Onestigroup e seguito dal brand ambassador Francesco Braun.

Amaro Niente

Onestigroup ha in carico anche questo pregevole liquido messo a punto Bruno Vanzan, bartender e maestro del flair, prodotto a Concorezzo, in Brianza. Trentasette botaniche in infusione, fra cui macis, cannella, genziana, zenzero, china, assenzio e arancia amara, per un amaro a trenta gradi con il 15% di zuccheri: balsamico, speziato, con un finale lungo ed erbaceo. Il nome è una dichiarazione di poetica: un amaro nichilista, che celebra il tutto e il niente, e che per i mercati esteri cambia pelle in Nothing.

Amaro di Luni

Prende il nome dall’area archeologica di Luni, sul confine fra Liguria e Toscana, dove la Lunigiana arriva al mare, e nasce da una vecchia ricetta di digestivo della famiglia Bosoni, la stessa che a Luni produce vino con le Cantine Lunae dal 1966, rielaborata con il contributo di Michele Venturini. Diciassette botaniche lavorate a mano, fra basilico, erba cedrina, rosmarino e scorza di limone, per un amaro che sa di macchia mediterranea e di freschezza senza spingere troppo sulla parte amara: trenta gradi e 120 grammi di zucchero per litro. Alla Nuvola sono arrivate le prime cento bottiglie, di un primo lotto da mille. Prodotto superbo.

Lupo Vodka

La novità di Gruppo Montenegro, presentata in anteprima proprio al Roma Bar Show, è una vodka italiana di nicchia che entra nel segmento super premium spingendo per un liquido di eleganza assoluta. Grano tenero italiano, acqua delle Dolomiti filtrata in basalto a sei gradi sottozero, ultima distillazione in alambicco di rame riscaldato a bagnomaria: una vodka riconoscibile e insieme comprensibile, lontana dal profilo neutro delle mille ridistillazioni che hanno reso il comparto poco attrattivo negli ultimi anni. Etichetta dai margini enormi.

Il ritorno di Malfy Gin

Pernod Ricard era presente con un marchio solo, Malfy, il gin distillato a Moncalieri dalla Torino Distillati della famiglia Vergnano e rilevato dal gruppo francese nel 2019. Nato come prodotto per il consumatore, poi divenuto imprescindibile per il trade, è il gin che ha aperto la categoria a chi il gin non lo beveva, democratico e comprensibile (il gin “della sciura Maria” come scherza saggiamente il brand ambassador Alejandro Mazza), con l’etichetta Rosa al pompelmo come porta d’ingresso. Pernod Ricard lo riporta alla comunità dei bartender, insistendo sulla divulgazione del liquido, con la distillazione sottovuoto a bassa temperatura preceduta dall’infusione e un programma di formazione per i professionisti che porterà alla certificazione WSET Spirits di secondo livello.

Worthy Park 109

Una delle tenute più antiche della Giamaica, a Lluidas Vale, nel cuore dell’isola, con una concessione di terre che risale al 1670 e una produzione di zucchero documentata dal 1720, con la canna coltivata e lavorata nella tenuta stessa. Il numero in etichetta descrive i gradi proof, quindi 54,5 ABV, per un blend di rum a basso tenore di esteri invecchiato tre anni in botti ex bourbon e di una piccola quota di rum ad alto tenore di esteri non invecchiato, tutto da alambicco discontinuo in rame. In bocca uva sultanina e tutta la potenza promessa dalla gradazione, per un prezzo (14€) pressoché introvabile altrove. Distribuzione Spirits&Colori

Leta Aperitivo

Cultura del bar e sapori della Puglia che si incontrano: Leta è l’aperitivo analcolico italiano creato da Antonio Galetta e Charlotte Levy per restituire al bere senza alcol la complessità e il carattere di un vero bitter. Una ricetta che porta in bottiglia l’essenza mediterranea attraverso olio d’oliva, mandarino amaro, agrumi e botaniche come timo, rosmarino, tarassaco e finocchietto selvatico. Amaro, agrumato ed erbaceo, dal profilo adulto, asciutto e persistente che rifugge la dolcezza tipica di molti analcolici, si esprime in Spritz, Americano e Paloma, oppure può essere semplicemente allungato con tonica o soda.

Ruta Maya

Prodotto dalla Travellers Distillery di Belize City, prende il nome dalla Ruta Maya, la gara in canoa di 290 chilometri che scende il fiume Belize dalle montagne di San Ignacio fino al mare dei Caraibi; il marchio destina il 10% degli utili alla tutela dei fiumi e della biodiversità del Paese. La versione Cocolime unisce rum leggero, cocco pressato sul posto e un’infusione di lime della Belize Citrus, mentre la Coffee si arricchisce di chicchi di Pacamara coltivati in alta quota in Guatemala e tostati in Belize. Entrambi escono a 36 gradi, (di conseguenza la dicitura europea non può essere rum, che richiede da disciplinare almeno il 37.5 ABV).

Bar Fabric

La piattaforma globale di advocacy di Brown-Forman, nata in Germania e portata per la prima volta in Italia proprio al Roma Bar Show, con un cocktail club di novanta metri quadrati disegnato sull’estetica dei bar italiani degli anni Sessanta e Settanta e il bolognese Volare come (coerentissima) guest. Tutti i brand in portfolio si riuniscono sotto lo stesso tetto, Jack Daniel’s e Woodford Reserve fino a Gin Mare e Diplomático, e si adattano alla cultura di ciascun mercato attraverso le partnership con i locali di alto profilo. «In una fiera tutti cercano di venderti qualcosa. Noi vogliamo offrire ospitalità» descrive Nidal Ramini, Advocacy Director del gruppo per Europa, IMEA, Asia-Pacifico e travel retail.

B_peritivo

Zemei Drinks è la piccola azienda padovana di due fratelli che hanno scelto di lavorare solo sull’analcolico, partendo da un’idea semplice: il Paese dell’aperitivo doveva avere una propria variante senza alcol. Il B_peritivo, con cui il marchio ha debuttato insieme all’amaro Amarotico, è pensato per lo spritz, curiosamente dalla città che dello Spritz è autentica bandiera (l’Aperol fu lanciato lì dai fratelli Barbieri nel 1919). Le etichette ritraggono le mogli dei fondatori, e la gamma conta anche Limonèra, Balzen e Zenemar.

Liborio Black

La creatura di Massimo Liborio Colaianni, che in questa versione è una dedica al nonno Liborio, originario di Enna. Prodotto al Liquorificio Italia di Trieste, si discosta dalla semplice dealcolazione di un amaro: le botaniche vengono infuse in una base alcolica, che una pastorizzazione a ottanta gradi porta poi a zero. Il Black, uscito ad aprile accanto al Classico, mette insieme cacao, arance amare siciliane e un aceto balsamico di Sicilia invecchiato trentatré anni in un’unica botte di rovere. Bruno scuro e limpido, apre su note balsamiche con tocchi di cioccolato e agrumi. «Volevo un prodotto che portasse con sé il peso del tempo, capace di ricordare il legno, le note barricate e la maturazione lenta». Chapeaux.

Sarti Spritz

Lo spritz rosa di Campari Group, autentico fenomeno oltreconfine e ormai sulla via stabile anche nel mercato italiano. Tre parti di prosecco e due di Sarti Rosa, guarnite da una fetta di lime. Sarti Rosa è l’aperitivo a bassa gradazione di Casa Sarti, la distilleria bolognese del 1885 entrata in Campari nel 1995, forte di arancia rossa di Sicilia, frutto della passione e mango per un profilo dolce-acido e fruttato. Uscito nel 2022, è sugli scaffali italiani dal 2025 e a settembre ha debuttato ufficialmente negli Stati Uniti.

Aperitivo Fumagalli

Edoardo Nono, storico co-titolare del Rita e del Rita’s Tiki Room di Milano, insieme al bartender e formatore Giovanni Ceccarelli e alla famiglia di liquoristi Vita di Fundaghera 1939, dopo oltre un anno di lavoro e quasi cento prove ha tirato fuori questo gioiellino, con lo stesso nome della via milanese dove il Rita insiste da oltre vent’anni. Undici gradi, un aperitivo leggero con mandarino verde e bergamotto nella parte agrumata e genzianella, sambuco e ginepro in quella botanica. «L’idea era riportare in primo piano un tipo di aperitivo più erbaceo, quasi da erborista, ma capace di mantenere una grande facilità di beva», racconta Nono, che descrive un ingresso morbido, una progressione aromatica e un finale amaricante che pulisce il palato. Al suo fianco la versione analcolica, Zerogalli. Il nuovo Spritz?

Salvia Di Vita

Dalla stessa famiglia Vita, distribuito da Coloniale Gorup, arriva il liquore alla salvia della linea Di Vita: al naso foglie di salvia appena colte, sfumature balsamiche e un tocco agrumato, in bocca una chiusura leggermente amaricante. Liscio o con ghiaccio, ben versatile in miscelazione, uno dei sorsi più interessanti in assoluto della kermesse, con un finale speziato e godibile al tempo stesso. Da tenere d’occhio.

Amaro Nardini

Chicca della distilleria che Bortolo Nardini aprì nel 1779 a Bassano del Grappa, rilevando l’Osteria al Ponte sul Brenta, tutt’oggi la più antica distilleria di grappa d’Italia. È un’infusione in alcol di erbe, spezie, radici di genziana, arancia e menta piperita, a 29 gradi: bruno intenso, al naso genziana, scorza d’arancia amara, menta e liquirizia, in bocca è balsamico, con una chiusura lunga, da servire liscio, freddo o con ghiaccio.

Amaro Sibilla di Varnelli

Lo inventò nel 1868 Girolamo Varnelli, erborista di Cupi di Visso, come rimedio per i pastori dei Monti Sibillini durante la transumanza, e la Distilleria Varnelli di Muccia lo produce ancora con lo stesso metodo, un decotto su fuoco a legna di genziana, china e altre erbe officinali, dolcificato solo con il miele dei Sibillini, decantato a lungo e filtrato su tela. Trentaquattro gradi, bruno testa di moro, al naso erbe amare, castagna e mallo di noce, con caffè e miele sul fondo; in bocca l’ingresso è morbido per il miele, poi arriva un amaro intenso e tannico che dura a lungo. La Sibilla in etichetta l’ha disegnata Adolfo De Carolis.

Oppure

Nato a Milano nel 2023, un botanical spirit analcolico premium che vuole reinterpretare la miscelazione, spingendo su gusto e consapevolezza. Profilo aromatico equilibrato tra agrumi e erbe, fingerlime, bergamotto, scorza di limone, ginepro, sfumature erbacee e pepate. Al palato è fresco, asciutto e persistente, con una piacevole nota amara e una delicata rotondità. Bottiglia dal design essenziale e contemporaneo, ha la miscelazione analcolica come missione, per reinterpretare i grandi classici in versione low alcohol.

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