Pernod Ricard e Brown-Forman hanno confermato di essere in trattativa per una possibile combinazione delle rispettive attività, dopo le indiscrezioni emerse il 26 marzo e riportate da Drinks International. Le due aziende parlano di un’operazione “simile a una fusione tra pari”, ma precisano che al momento non esiste alcun accordo definitivo e che non c’è certezza sull’esito dei colloqui.
Si tratta di una delle notizie di maggior peso negli ultimi anni per il mondo del bar, considerata la stazza dei due portafogli che, da soli, raccolgono una parte più che rilevante del premium drinking globale e totalizzano un fatturato di 15 miliardi di dollari, .. Marchi come Absolut, Jameson, Chivas Regal, Havana Club, Malibu e Beefeater da un lato; Jack Daniel’s, Woodford Reserve, Old Forester, Herradura, el Jimador, Gin Mare e Diplomático dall’altro. Se l’operazione andasse in porto nascerebbe un maxi-gruppo di clamorosa ampiezza per gamma, presidio geografico e capacità distributiva, che andrebbe a competere in modo ancora più vivo con il leader mondiale Diageo (18,5 miliardi).
È utile cercare di comprendere perché il dossier sia stato aperto proprio adesso. Negli ultimi mesi il comparto spirits mondiale ha dovuto fare i conti con consumi più lenti, pressione sui prezzi, tensioni commerciali e una domanda meno brillante in diversi mercati chiave, alla luce delle dinamiche geopolitiche che comunque giocano un ruolo. In questo scenario si torna a parlare di dimensioni e influenza: più marchi, più efficienza, più forza negoziale e maggiore capacità di presidiare canali e occasioni di consumo.
Da non sottovalutare un altro elemento: entrambi i gruppi restano legati alle famiglie fondatrici, un fattore che rende l’operazione delicata sotto il profilo della governance e dell’equilibrio industriale. Proprio per questo, almeno per ora, il dossier va letto come un segnale strategico più che come una fusione già scritta. Per bartender e operatori il tema non è solo finanziario. In prospettiva, una convergenza fra Pernod Ricard e Brown-Forman potrebbe incidere su distribuzione, politiche commerciali, attivazioni nel fuoricasa e gestione dei portafogli nei locali; e va anche immaginato, per forza di cose, un possibile ridimensionamento di organico per entrambe le aziende, in chiave di ottimizzazione delle risorse.
Nel breve, però, cambia poco: oggi esistono soltanto colloqui confermati. La notizia vera è che due colossi dello spirits stanno valutando di fare sistema in una fase in cui il mercato chiede massa critica, marchi forti e letture più precise dei consumi.


