Quattro Gatti Gin alla Biennale: “Mai pensato al mercato”

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Quattro Gatti Gin entra nella storia della Biennale di Venezia come primo spirit sponsor della manifestazione e accompagna la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte con The Reflection, il cocktail ufficiale dell’edizione 2026. Il drink sarà presente da maggio a novembre nei bar e nei ristoranti dei Giardini e dell’Arsenale, oltre che durante gli eventi ufficiali dei giorni di preview, confermando una volta di più il legame che negli ultimi anni si è consolidato tra la miscelazione e i mondi dell’arte e della cultura.

Nato in Umbria, realizzato con ingredienti selezionati in tutta Italia e su un’idea molto precisa di stile: un prodotto ricercato, fortemente legato al territorio e a una visione personale del distillato. Serviva davvero un altro gin, in un mercato ormai saturo? “Non ci siamo preoccupati del mercato, semplicemente di fare un ottimo gin”, spiega il co-fondatore Simon Mordant, incontrato alla presentazione del prodotto al The Wilde di Milano, a metà marzo. “Abbiamo trascorso anni a sperimentare con i prodotti della nostra terra. Non vogliamo mica essere il migliore gin del mondo: sappiamo di essere di nicchia, distintamente italiani”.

Osserva Mordant, “I gin inglesi tendono a spingere di più sulla direttrice del ginepro, ed è sacrosanto sia così; noi abbiamo scelto botaniche tutte italiane, anche inconsuete, come la ginestra”. Si definisce un Italian Dry Gin, e la ricerca del marchio si è spinta anche verso strade meno battute, come nel caso della variante dell’Olive Grove Gin, dove compare perfino l’olio d’oliva: “C’è stato un grande lavoro di ricerca, perché naturalmente è un ingrediente che tende a separarsi”.

Questa stessa identità si ritrova in The Reflection, ideato dal brand ambassador Mattia Cilia e perfezionato con il bar team dell’Arts Bar del The St. Regis di Venezia. Il cocktail nasce proprio dall’Olive Grove Gin e sviluppa una trama di agrumi, ibisco e pompelmo, con una nota sapida di oliva che ne definisce il profilo. L’idea sarebbe quella di tradurre Venezia in forma liquida: la luce che cambia, i riflessi sull’acqua, il modo in cui la città si rivela ogni volta da una prospettiva diversa.

Per Mordant, il legame con la Biennale non è casuale: per due volte è stato commissioner dell’evento, e insieme alla moglie e co-fondatrice del gin, Catriona, ha contribuito a costruire il Padiglione australiano. Ancora più forte il legame con l’Italia tutta, con tanto di riflessione più ampia sulla miscelazione classica: “Quando vai al bar e ordini un Negroni, hai Campari e vermouth dall’Italia. Noi volevamo che ci fosse anche un gin italiano”.