Riedel presenta la linea “Bar Rituals”

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C’è una tacca, quasi invisibile, incisa all’interno del bicchiere all’altezza dei 60 millilitri. È il dettaglio che racconta meglio cosa intende fare Riedel con BAR Rituals, la nuova collezione di barware con cui la cristalleria austriaca prova a portare nel mondo del cocktail la stessa ossessione per la forma che da decenni applica al vino: un riferimento di dosaggio che permette al bartender di versare due once a occhio, senza jigger, senza rompere il ritmo del servizio.

BAR Rituals nasce come evoluzione della Drink Specific Glassware (DSG), la linea che Riedel ha lanciato nel 2019 insieme al bartender e designer statunitense Zane Harris. Quella collezione affrontava un problema molto concreto del banco – la “dispersione” del liquido con il ghiaccio e la percezione del cliente di essere servito poco – disegnando ogni bicchiere intorno a un drink specifico: Neat, Rocks, Double Rocks, Fizz, Highball, Nick & Nora, Sour, costruiti sulle ricette classiche da Old Fashioned a Daiquiri. BAR Rituals tiene quella base funzionale e ci lavora sopra in chiave estetica.

La differenza la fa il vetro. I nuovi bicchieri introducono superfici scanalate, linee ondulate e geometrie ricorrenti pensate per catturare la luce, in un linguaggio che il marchio descrive ispirato agli interni dell’hospitality contemporanea. Resta il cristallo resistente e restano gli accorgimenti da servizio: oltre alla tacca di riempimento, una base studiata per non impilarsi, soluzione che riduce il rischio di rottura nei contesti ad alta intensità – dove un bicchiere scheggiato è un bicchiere fuori uso e una marginalità persa. La collezione debutta con due formati che sono il pane quotidiano di qualsiasi back bar: Double Rocks e Highball.

Riedel arriva a investire nel settore cocktail dopo un percorso ormai leggendario nel mondo del vino. Una cristalleria fondata nel 1756, oggi alla undicesima generazione: fu Claus Riedel, alla fine degli anni Cinquanta, il primo a intuire che la forma del bicchiere influenza la percezione di un vino, dando il via alla logica del calice “specifico per vitigno” che ha fatto scuola in tutto il settore. Trasferire quella filosofia – forma al servizio del contenuto – dal vino al cocktail è il filo che lega la DSG di Harris a questa nuova serie.

Il nome stesso della linea è una dichiarazione di posizionamento: il “rituale” del bere come gesto codificato, dove anche il vetro fa parte della messa in scena. È la lettura che il segmento dell’alta mixology ha adottato negli ultimi anni, con la cura del bicchiere diventata parte del racconto del drink quanto la ricetta. I BAR Rituals hanno una doppia destinazione dichiarata: il banco professionale di bar, hotel e ristoranti, e la tavola domestica di fascia alta. Una traiettoria che per Riedel parte dal vino e arriva, bicchiere dopo bicchiere, fino al cocktail.