È diventata definitiva l’uscita di Amaro Averna e Zedda Piras dal perimetro Campari. Il 28 maggio si è chiuso il closing dell’operazione con cui Disaronno Group — la holding della famiglia Reina nota fino a poche settimane fa come Illva Saronno — rileva il 100% dei due marchi, per un valore che le comunicazioni di dicembre quantificavano in circa 100 milioni di euro. I due brand confluiscono in una newco, Meridia, con sede a Sassari, che assorbe gli undici dipendenti complessivi degli stabilimenti di Caltanissetta (Averna) e Alghero (Zedda Piras).
È l’ennesimo tassello della strategia di razionalizzazione di Campari guidata dal CEO Simon Hunt: la stessa logica “fewer, bigger bets” — meno marchi, ma a maggiore impatto — che sta concentrando il gruppo su Aperol e Campari, con dismissioni che nel 2025 hanno già toccato Cinzano (ceduto a Caffo) e uno stabilimento australiano, oltre alla piattaforma di e-commerce vino Tannico. Con questa cessione, Braulio resta l’unico amaro nel portfolio del gruppo milanese, che pochi mesi fa parlava apertamente di voler ridurre la leva finanziaria. Averna e Zedda Piras, nei dodici mesi a settembre 2025, valevano vendite nette per 26 milioni di euro e una contribuzione di 17 milioni: numeri solidi ma marginali rispetto alla scala Campari, e proprio per questo i primi a finire sul mercato.
Disaronno Group — 370 milioni di fatturato 2025, oltre 800 dipendenti, presenza in circa 160 Paesi — prosegue invece un percorso di shopping che negli ultimi anni ha incluso Tia Maria, il rye americano Sagamore e il gin Engine. L’interesse per Averna è soprattutto internazionale: il 70% delle vendite del marchio siciliano, nato nel 1868, è già fuori dall’Italia, con forza in Stati Uniti e Germania — tre mercati prioritari per il gruppo, come ha confermato il CEO Marco Ferrari, secondo cui per Zedda Piras l’obiettivo è invece consolidare la presenza italiana.
Restano accordi transitori per cui il blending e l’imbottigliamento di Averna proseguono nello stabilimento Campari di Canale (Piemonte) e la stessa Campari continuerà a distribuire i due marchi in Germania, Austria e Svizzera fino al passaggio alla rete commerciale Disaronno. Nel medio periodo, però, due amari storici italiani — un amaro siciliano del 1868 e un mirto sardo ottocentesco — entrano in un gruppo che ha nel proprio core un liquore dolce da fine pasto e un portfolio orientato all’export premium: la scommessa è se la nuova proprietà saprà spingerne la presenza nella mixology internazionale, dove l’amaro italiano vive da anni una stagione di forte interesse, o se li gestirà soprattutto come asset di heritage da mantenere.


