Campari, Q1 in crescita organica: confermata la guidance

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Campari Group archivia il primo trimestre 2026 con vendite nette pari a 643 milioni di euro, in calo del 3,4% complessivo ma in crescita organica del 2,9%. Il dato, comunicato il 6 maggio dal Consiglio di Amministrazione di Davide Campari-Milano N.V., riflette un effetto perimetro negativo del 2,2%, legato alla cessione di Cinzano al Gruppo Caffo perfezionata a fine 2025 per 100 milioni di euro, e un effetto cambio del 4,1%, attribuibile soprattutto alla debolezza del dollaro statunitense e di quello giamaicano.

Il gruppo, che ha registrato crescita in 18 mercati, parla di sovraperformance rispetto al settore e di aumento delle quote nel canale on-premise. A trainare i risultati è ancora una volta Aperol, in espansione in Europa, Stati Uniti, Brasile e Australia, affiancata da tequila Espolòn e Crodino. In flessione invece la House of Whiskey & Rum (-5% organico), penalizzata da una diversa tempistica di disponibilità di Wild Turkey e dalla debolezza del cognac che ha colpito Courvoisier.

Sul piano geografico, l’Europa (43% delle vendite) cresce dell’1,9% grazie al Regno Unito e alla tenuta di Italia e Germania; il Nord America (38%) avanza del 2,2% nonostante l’ottimizzazione delle scorte negli Usa; i mercati in via di sviluppo (12%) registrano un +12,7% guidato da Brasile e Argentina; Asia Pacifico e Global Travel Retail (7%) cedono l’1,6%, frenati dal calo del 13,5% del canale duty free per ragioni geopolitiche.

Il management conferma la guidance per il 2026 già diffusa il 4 marzo: una crescita organica attesa intorno al 3%, in linea con il 2025, e un margine EBIT-rettificato in lieve aumento organico, concentrato nella seconda metà dell’anno per via dell’anticipo degli investimenti in pubblicità e promozione. L’impatto dei dazi statunitensi sui prodotti europei è stimato in circa 30 milioni di euro su base annua agli attuali livelli tariffari, mentre le cessioni di marchi non prioritari peseranno per 70 milioni sulle vendite e 30 milioni sull’EBIT-rettificato. Il piano di razionalizzazione del portafoglio, presentato al Capital Market Day di novembre 2025, prevede la dismissione di una trentina di brand a basso ritorno e ha già visto Cinzano e Frattina passare al gruppo calabrese Caffo 1915.

A sostegno della redditività, il programma di contenimento dei costi dovrebbe generare risparmi pari a circa 70 punti base di margine nel 2026 e 200 punti base complessivi entro fine 2027. “Abbiamo iniziato il 2026 con una performance solida nel trimestre più contenuto”, ha dichiarato l’amministratore delegato Simon Hunt, sottolineando l’aumento delle quote di mercato sui brand prioritari nonostante un contesto operativo definito sfidante.