Grappaturismo, la carica delle distillerie

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Ventiquattro aziende associate coprono la quasi totalità della grappa trentina, e di quelle interpellate dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino l’87% dichiara di organizzare visite guidate. L’indagine, diffusa il 30 luglio, misura il grado di apertura delle distillerie e la maturità dei servizi ai visitatori: il 70% giudica il turismo strategico per il settore, il 60% tiene aperto tutto l’anno mentre il resto lavora su richiesta o per stagioni, e la quasi totalità dichiara cantieri aperti sull’accoglienza, dalle strutture al sito, alle applicazioni, ai social.

«Esiste una volontà concreta di investire in esperienze sempre più strutturate», afferma il presidente Alessandro Marzadro, che colloca l’indagine dentro un percorso di miglioramento dell’offerta. Lo stesso Marzadro, il 28 aprile a Refrontolo, aveva portato il caso trentino al convegno “Turismo in distilleria” organizzato da Distillo negli spazi di Astoria Wines, insistendo sui nodi che l’indagine ritrova tre mesi dopo: la prenotazione online al posto della telefonata, le lingue straniere, la gestione del contatto dopo la visita, il collegamento con ristoranti e alberghi del territorio.

Nel 2025 gli italiani hanno consumato circa 125 milioni di litri di spirits, il 10% in meno rispetto al 2019, e la grappa vale il 10% di quel totale secondo lo studio Nomisma presentato all’assemblea AssoDistil di giugno; le rilevazioni Circana citate dal Sole 24 Ore registrano un mercato degli alcolici sostanzialmente fermo, con grappa, brandy e acquaviti in sofferenza mentre crescono ready to drink e aperitivi. L’export nazionale di bevande spiritose si è fermato a 1,7 miliardi di euro, in calo del 5% sul 2024. A marzo Marzadro descriveva il 2025 come un anno di stabilità per i soci del tridente, aggiungendo che «probabilmente la trentinità diventa una garanzia» e segnalando l’assenza di rallentamenti nelle località turistiche di montagna.

Il turismo del vino ha una definizione di legge dal 2018 e un regime fiscale forfetario, esteso all’olio nel 2020; per i distillati manca una disciplina analoga, e le visite in distilleria restano inquadrate caso per caso. Michele Viscidi, consigliere del Consorzio Nazionale Grappa, ha riassunto la distanza al convegno di aprile: «Arriviamo cinque minuti dopo il vino». I numeri del turismo enogastronomico mondiale, illustrati a Refrontolo da Fabio Ciarla del Corriere Vinicolo, indicano un mercato da 46,5 miliardi di dollari con una crescita attesa del 12,9% in cinque anni, e due terzi delle cantine che considerano redditizie le visite.

Distillerie Aperte, nata nel vicentino nel 1996 con la camera di commercio, riunisce sette aziende che una volta l’anno aprono al pubblico; in Trentino il modello poggia sulle strutture familiari citate nell’indagine, che spiegano anche i calendari flessibili. Tra chi frequenta i locali l’80% beve spirits in miscelazione, quota che scende al 52% nel consumo domestico. Dallo stesso convegno di aprile è uscita la proposta di Distillo, sostenuta da Claudio Riva e Davide Terziotti, di una certificazione di qualità dell’ospitalità in distilleria, con criteri su accessibilità, servizio multilingue, differenziazione delle esperienze, e-shop ed eventuale ristorazione. La prossima edizione della manifestazione si terrà dal 17 al 20 novembre a Fiera Milano Rho, dentro il Simei.