Brandy Ue: la Cina mette dazi fino al 34,5%. Bruxelles valuta contro misure. Federvini preoccupata

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Sul brandy Ue scoppia la guerra commerciale con la Cina. Il governo di Pechino, infatti, ha annunciato che, a partire da domani 5 luglio, imporrà una tassa sulle importazioni di brandy europeo.

Si tratta di una risposta definitiva alla procedura antidumping attuate dall’esecutivo di Bruxelles nei confronti nei confronti dei veicoli elettrici cinesi. I dazi aumenteranno dal 27,3% al 34,9% per un periodo di cinque anni, ma non saranno retroattivi.

La replica dell’Ue: dazi ingiustificati. Allo studio le contro misure

A seguito della decisione del governo di Pechino sul brandy Ue, la Commissione di Bruxelles ha manifestato la sua contrarietà in una nota nella quale scrive: “L’ Ue deplora la decisione della Cina di imporre misure anti-dumping definitive sulle importazioni di brandy dell’Unione, si tratta di misure ingiustificate e non in linea con le norme internazionali, sono misure”. Stando a quanto dichiarato dal portavoce di Bruxelles le misure cinesi fanno parte di una strategia di “abuso degli strumenti di difesa commerciale che implica l’avvio di indagini sulla base di accuse discutibili e prove insufficienti in un breve periodo di tempo”. La Ue pertanto intende prendere le contro misure per proteggersi da tale decisione.

Brandy Ue: nessuna retroattività per i dazi

Sul brandy Ue, la Cina nel 2024 aveva avviato un’indagine, specialmente sul cognac proveniente francese: ed erano seguito svariati incontri negoziali per cercare di trovare una soluzione a una questione onerosa, dal momento che le esportazioni mensili di cognac verso la Cina, il mercato più importante al mondo per tale referenza, sono crollate del 70%. Tuttavia, il provvedimento della Cina non è una brutta notizia per l’industria francese del cognac, dal momento che non sono previsti dazi antidumping per le aziende che si attengono agli impegni sui prezzi minimi di importazione. Tra queste figurano Remy Martin di Remy Cointreau e Martell & Co (Pernod Ricard), che pertanto non saranno soggette all’aliquota tariffaria più cara a meno che siano disattesi gli impegni assunti. In borsa dopo lo scossone iniziale i titoli si sono ripresi: discorso simile anche per Diageo e Campari.

Federvini: forte disappunto e preoccupazione

Sulla decisione cinese dei nuovi dazi per brandy e grappa, Federvini esprime forte biasimo e preoccupazione, per vce del suo presidente Giacomo Ponti: “La decisione del Governo cinese è l’ennesimo caso di barriera tariffaria che riteniamo del tutto ingiustificata e rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione in uno scenario globale sempre più sotto attacco sotto il profilo della libera circolazione delle merci e dell’interscambio commerciale. Nonostante l’attiva collaborazione prestata, le aziende italiane ed europee che hanno partecipato ai numerosi ed onerosi adempimenti legati all’indagine richiesti dall’Autorità cinesi, da domani dovranno affrontare un dazio estremamente pesante e penalizzante”. Alcune imprese europee hanno nel frattempo sottoscritto con le autorità cinesi impegni sui prezzi, cosiddetto price undertaking, che in linea potenziale potrebbero attenuare parzialmente gli effetti delle misure, ma che restano in ogni caso soluzioni soggette a condizioni specifiche. Federvini auspica che si possa tornare rapidamente a un clima di cooperazione e che vengano adottate soluzioni condivise, nell’interesse reciproco non solo dei settori coinvolti ma anche, su scala più ampia, delle politiche complessive di intercambio commerciale tra i due mercati. In tal senso, è fondamentale che il dialogo istituzionale con le autorità cinesi prosegua serratamente e si intensifichi nelle prossime settimane. “Non possiamo permetterci di continuare a subire controversie commerciali che danneggiano le imprese e chiediamo che sia riaperto tempestivamente un dialogo istituzionale bilaterale con le autorità cinesi”, ha concluso il presidente di Federvini Giacomo Ponti.