Ci sono numeri e numeri. Quarantuno sono le bottiglie esistenti di un liquido raro come non mai. Cinquantadue sono gli anni che il liquido ha trascorso in botte di sherry. Una sola è la distilleria che lo ha prodotto, e che non esiste più. È per queste cifre che un single malt giapponese può valere quanto un appartamento. Fino al 7 giugno Catawiki, marketplace olandese di oggetti da collezione, batte all’asta una bottiglia di Karuizawa 1960 52 anni, cask #5627, con stima tra 300.000 e 375.000 euro. Se l’aggiudicazione confermasse le attese, sarebbe il record assoluto per uno spirit sulla piattaforma – che finora si era fermata ai 125.000 euro del Macallan 1940 81 anni The Reach.
La cifra non è un azzardo dell’aggregatore. Questa identica referenza – stessa botte, stesso imbottigliamento – è già la bottiglia di whisky giapponese più costosa mai battuta in asta: nel marzo 2020 da Sotheby’s a Londra un esemplare passò di mano a 363.000 sterline (allora circa 435.000 dollari) contro una stima di 160-220.000, finendo a un collezionista asiatico. La stima Catawiki, quindi, si muove in territorio già tracciato dal mercato.
È un caso di studio sulla scarsità. Karuizawa, fondata nel 1955 a Miyota sulle pendici del monte Asama, era la più piccola distilleria del Giappone: importava orzo Golden Promise e botti di sherry dalla Spagna, gli stessi materiali di Macallan, in cerca di uno stile speyside. Chiuse la produzione nel 2000 e fu smantellata; le scorte residue passarono alla Number One Drinks Company, che dal 2007 iniziò a imbottigliare i single cask, dando il via al culto. Da allora ogni bottiglia che riemerge sul mercato secondario tende a polverizzare le stime. La botte #5627, riempita il 1° febbraio 1960 e imbottigliata il 1° gennaio 2013, è l’espressione più antica mai rilasciata dalla distilleria: ne uscirono solo 41 bottiglie.
Il valore, però, non è solo nel liquido. Ogni esemplare è un oggetto di artigianato giapponese: il packaging, presentato a Whisky Live Tokyo nel 2013, prevede una carta fatta a mano dal cartaio Norito Hasegawa, calligrafia dipinta a mano dal maestro Soji Nishimoto e – dettaglio che rende ogni bottiglia unica – un netsuke, la miniatura scolpita tradizionale, intagliato dal legno della testa della stessa botte e appeso al collo. Non un numero progressivo, ma una scultura diversa per ciascuna delle quarantuno bottiglie.
«Questo è il tipo di bottiglia che i collezionisti possono aspettare anni prima di vedere», commenta Jeroen Koetsier, esperto di whisky di Catawiki. «Karuizawa è uno dei nomi più mitici del whisky giapponese: la distilleria è chiusa, il prodotto è limitato e questa release di 52 anni rappresenta il vertice assoluto della categoria. È improbabile che venga aperta: quasi certamente rimarrà in una collezione di alto livello». Una previsione che fotografa lo stato del segmento: le grandi bottiglie giapponesi sono ormai asset da investimento più che distillati da degustare, in un mercato dove l’offerta delle distillerie chiuse – Karuizawa su tutte, ma anche Hanyu – è per definizione esaurita. L’asta segue la Japan Week di Catawiki, dedicata al collezionismo nipponico trasversale, dai manga agli orologi: il whisky resta però la categoria che muove le cifre più alte.


