Rémy Cointreau taglia di un quinto l’acquisto di acquavite

BANNER

Il passaggio da acquavite a cognac, attraverso la magia degli dagli alambicchi della Charente, richiede tempi che si misurano nell’ordine degli anni, quando non addirittura di decenni. Comprarne è una scommessa sul futuro lontano, e Rémy Cointreau ha scelto di scommettere meno: per l’annata in corso avrebbe ridotto di un quinto i volumi di eaux-de-vie messi sotto contratto, secondo i dati di JustDrinks.com. Un taglio del 20% deciso mentre le vendite di cognac restano sotto pressione nei suoi due mercati principali.

La pressione viene da lontano e dura da un paio d’anni. Negli Stati Uniti, primo mercato a volume, gli importatori smaltiscono ancora le scorte gonfiate in pandemia e da aprile 2025 pagano il dazio del 10% imposto da Washington sui prodotti europei. In Cina, il mercato che vale di più, Pechino ha aperto a inizio 2024 un’indagine antidumping sui brandy europei come ritorsione ai dazi UE sulle auto elettriche, chiusa l’estate scorsa con impegni di prezzo minimo che valgono una tariffa effettiva intorno al 12-16%; nel frattempo la campagna di sobrietà di Xi Jinping ha messo al bando gli alcolici dai banchetti ufficiali. Di tutte le categorie, il cognac è quella uscita più ammaccata.

Una sforbiciata agli acquisti di acquavite arriva addirittura fino alla vigna, perché quando una delle grandi maison contrae gli ordini, il conto si scarica sui filari delle migliaia di viticoltori della Charente. Dopo gli anni d’oro in cui le case rincorrevano ogni goccia e si piantava per tenere il passo della domanda, la sovrapproduzione è migrata dal magazzino al vigneto: prezzi in calo e aiuti alla distillazione di crisi, mentre si torna a estirpare le viti. Il Bureau interprofessionnel del cognac ripete da mesi di sentirsi un settore preso in ostaggio dalle tensioni commerciali.

Rémy Martin, che attinge le acquaviti solo dai cru di pregio di Grande e Petite Champagne, era stata segnalata già nel 2024 come la più esposta del comparto agli effetti dei dazi cinesi. Ordinare meno materia prima è la scelta di chi non intravede una ripresa ravvicinata — la stessa logica difensiva che in queste settimane spinge i grandi gruppi a tagliare costi e potare portafogli. Comprare meno acquavite oggi vuol dire meno cognac invecchiato fra dieci o vent’anni: la maison mette già in conto un inverno lungo.