Una bottiglia da 0,7 litri di Tia Maria porta con sé 1,46 chilogrammi di CO₂ equivalente, e quasi quattro decimi di quell’impronta arrivano dall’imballaggio: il 39,3%, davanti alle materie prime (30,6%), alla distribuzione (18,9%) e a una produzione che si ferma all’8,7%. Nel conto climatico di un liquore, insomma, il vetro pesa più del liquido.
Lo studio — un’analisi del ciclo di vita secondo le norme ISO dedicata al secondo prodotto per volumi del portafoglio, dopo quella già pubblicata sul Disaronno — è il dato più interessante del quarto Bilancio di Sostenibilità del Disaronno Group, la holding della famiglia Reina: un documento volontario, redatto su standard GRI e, come precisa la stessa nota metodologica, non sottoposto a verifica di una società terza.
Delle 140.047 tonnellate di CO₂ equivalente attribuite al gruppo nel 2025, il 92,6% appartiene allo Scope 3, la catena a monte e a valle, con i beni e servizi acquistati — packaging e materie prime in testa — a valere da soli due terzi del totale; sulle attività dirette, che pesano per il resto, il gruppo ha raddoppiato la produzione fotovoltaica (oltre 1.400 MWh, +99,6%), coperto con le rinnovabili il 78% dell’elettricità e tagliato del 5% i consumi assoluti. Gli obiettivi 2026, di conseguenza, parlano soprattutto di packaging: bottiglie alleggerite, materiali monomaterici e riciclati, mentre il piano di riduzione delle emissioni, in scrittura, guarda al modello Science Based Targets. «La sostenibilità è sempre più parte integrante delle attività e dei processi decisionali», scrive l’amministratore delegato Marco Giovanni Ferrari nella lettera d’apertura.
Gli scarti vivono un’interessante momento verso la economia circolare: Duca di Salaparuta ha conferito alla distillazione 222 tonnellate di fecce e 426 di vinacce, coi raspi tornati in campo come ammendante, mentre Royal Oak in Irlanda e Sagamore nel Maryland hanno avviato a mangimi oltre 28 milioni di chili di cereali esausti e residui di lavorazione; perfino le bacche di vaniglia, 840 chili, rinascono come polvere per la gelateria, dentro un totale di rifiuti recuperati al 97,5%. Il capitolo dell’acqua fotografa invece la siccità siciliana: prelievi di gruppo in calo del 18%, e le uve biologiche di Duca — crollate all’11% nel 2024 per le criticità climatiche — risalite al 50%, con la tenuta Suormarchesa certificata bio da gennaio.
Il Gruppo nel frattempo si allarga: 804 persone, trenta società, un valore economico generato di 372,5 milioni con ricavi in crescita del 2,5%, il 69% del giro d’affari all’estero (92% per gli spirits) e una campagna acquisti recente concentrata sugli spirits italiani — il 20% della distilleria di whiskey Strada Ferrata, il gin biologico Engine, la maggioranza del distributore Arbore. Nelle tabelle finali si registra anche il richiamo di alcuni lotti di Disaronno dal Regno Unito, a dicembre, per la possibile presenza di frammenti di vetro.
La chiusura tocca infine l’intero settore: il decreto sui green claims (D.Lgs. 30/2026), in vigore da marzo con applicazione dal 27 settembre, spinge la società ad avvertire che alcune formulazioni del bilancio potrebbero non riflettere ancora le nuove regole sulle comunicazioni ambientali. Dall’autunno, quell’avvertenza varrà per tutti.


