Prima di aprire sulla Rambla nel 1933, Miguel Boadas aveva imparato il mestiere all’El Floridita dell’Avana, la casa del daiquiri di Hemingway. Tornato in Catalogna, fondò quello che è ancora oggi il più antico cocktail bar di Barcellona, celebre per i suoi martini throwing e per essere passato di mano dal fondatore alla figlia María Dolores, pioniera donna del bancone spagnolo. Oggi alla guida c’è Simone Caporale, co-fondatore di Sips, eletto miglior bar del mondo ai World’s 50 Best 2023. È questo bagaglio che Gin Mare ha scelto come partner per la sua nuova operazione globale.
La collaborazione, che verrà presentata il 9 giugno a New York durante BCB Brooklyn, porta Boadas in una serie di eventi di settore internazionali sotto forma di pop-up, masterclass su tecnica e flavour e degustazioni di olio d’oliva guidate da esperti. Le tappe annunciate toccano New York, Amsterdam, Milano, Atene, Londra, Parigi e Barcellona, con date da definire. Il filo dichiarato è un’idea di ospitalità mediterranea: più lenta, più generosa, costruita sul senso del luogo più che sulla performance.
Al centro del menu c’è il Filthy Mare, versione dichiaratamente sapida del Dirty Martini: il profilo erbaceo e salino del gin si sposa con un distillato di oliva Arbequina che porta una rotondità umami. Attorno, serve come Sherry Collins e French Pearl, più una serie di tocchi di design — menù che riprendono la veste del cinquantesimo anniversario di Boadas, sottobicchieri che intrecciano le due identità, divise blu oceano per lo staff. Si trasforma così ogni dettaglio in un tassello dello stesso racconto.
Interessante la coerenza geografica: Gin Mare nasce a Vilanova i la Geltrú, sulla costa a sud di Barcellona, Boadas è un’istituzione barcellonese. È una collaborazione catalana prima ancora che mediterranea, tra due realtà che condividono radici e territorio. «Ciò che la rende davvero entusiasmante è la mentalità condivisa», ha dichiarato Caporale, «un profondo rispetto per l’eredità e la voglia di far evolvere l’ospitalità in modo più umano: rallentare tutto, creare momenti che le persone possano sentire davvero». Gli fa eco la global brand ambassador di Gin Mare, Robyn Evans: «Non si tratta più solo di presentarsi in una città, ma di creare qualcosa di significativo e culturalmente rilevante».


