Si era già parlato del rumore che aveva fatto la notizia di una possibile fusione tra Pernod Ricard e Brown-Forman, le cui voci sono state confermate da entrambe le parti recentemente. Oggi si aggiunge un interessante tassello al tavolo da gioco: Sazerac, uno dei colossi statunitensi nel comparto whiskey (con in portfolio marchi come con marchi come Buffalo Trace, Sazerac Rye, Eagle Rare e W.L. Weller), ha ufficialmente messo sul piatto circa 15 miliardi di dollari per acquisire Jack Daniel’s, brand ormai sinonimo del Tennessee Whiskey. La notizia ha scosso già Wall Street, e i banconi di mezzo mondo.
La proposta è pari a 32 dollari per azione, generando quindi due ipotesi diverse e due possibili scenari industriali distinti per il futuro dell’azienda. Da una parte Sazerac, gruppo privato e già fortissimo. Dall’altra il colosso francese, multinazionale quotata con una presenza globale capillare e un portafoglio che spazia da Absolut a Jameson, da Havana Club a Beefeater. Brown-Forman, dal canto suo, non è solo Jack Daniel’s. Nel perimetro dell’azienda rientrano Woodford Reserve, Old Forester, Herradura, Diplomático, Gin Mare, Fords Gin e Chambord, per cui un cambio di proprietà, o una fusione, potrebbe riflettersi sulle strategie distributive, sulle attività di trade marketing, sui programmi di formazione e sulle priorità di investimento nei diversi mercati.
La fase, del resto, è delicata. Dopo anni di crescita sostenuta, il comparto spirits sta facendo i conti con consumi più selettivi, maggiore attenzione al prezzo e una premiumisation meno automatica rispetto al passato. Pernod Ricard ha segnalato vendite organiche sostanzialmente stabili nel terzo trimestre fiscale 2026, ma con un arretramento nel complesso degli ultimi nove mesi. Brown-Forman, nel fiscal year 2025, ha registrato negli Stati Uniti un calo delle vendite nette, pur con segnali positivi da Woodford Reserve. Il mercato americano, centrale per whiskey e bourbon, resta quindi un terreno complesso.
Per i grandi gruppi, acquisire o fondersi significa rafforzare la propria posizione in una partita sempre più competitiva. Per il canale on-trade, invece, la questione è più concreta: quali marchi riceveranno più supporto? Quali linee saranno spinte nei cocktail bar? Quanto cambieranno disponibilità, prezzi, allocazioni e attività con i bartender? Interrogata in merito, la CFO di Pernod Ricard Hélène de Tissot ha ribadito che i colloqui sono ancora in corso, senza però aggiungere dettagli, “finché le trattative non saranno concluse”.


