Vent’anni di Berlin Bar Convent: le novità

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Lo hanno chiamato a lungo “bartenders’ Christmas”, il Natale dei bartender, prima che i vari bar show prendessero piede ovunque nel mondo. Il Bar Convent Berlin — la più grande fiera europea dedicata al mondo del bar — taglia quest’anno il traguardo della ventesima edizione, in programma alla Messe Berlin dal 12 al 14 ottobre, e per l’occasione ridisegna diverse aree e formati. L’edizione 2025 aveva richiamato oltre 12.100 visitatori professionali e 566 espositori da circa cinquanta Paesi: numeri che fanno di BCB il principale punto di incontro annuale tra produttori, bar manager, distributori e buyer del settore in Europa.

La novità più strutturale riguarda il low e no alcohol, che da tendenza emergente diventa un’area dedicata con un proprio spazio espositivo e una ambassador di categoria, Camille Vidal. È il riconoscimento, in chiave fieristica, di un movimento che negli ultimi anni ha smesso di essere una nicchia per diventare una voce fissa delle drink list. Debutta poi il BCB Concept Store, un format ispirato al retail dove i visitatori possono acquistare gli strumenti di uso quotidiano in bar, hotel e locali, e nasce un’area outdoor a tema urban garden riservata a birra e snack.

Cambia anche la grammatica della formazione, che a BCB è storicamente metà dell’attrattiva. Il vecchio Main Stage diventa l’Embassy Stage, con sedute circolari, arredi lounge e un layout aperto pensato per superare il formato keynote tradizionale e favorire lo scambio diretto tra relatori e platea. L’ex Brand Stage si trasforma invece in Tasting Room, spazio dedicato alle degustazioni di marchi ed espositori. La curatela del programma resta affidata all’Education Board guidato da Priyanka Blah. Diventa centrale, su tutti e tre i giorni, anche l’iniziativa Next Generation, rivolta ai giovani professionisti dell’ospitalità con focus su networking, percorsi di carriera e formazione: un segnale d’attenzione al ricambio in un comparto che, anche in Italia, fatica a reperire personale qualificato.

Per gli operatori italiani BCB è un appuntamento tutt’altro che marginale. Nelle ultime edizioni la presenza tricolore ha superato le ottanta aziende, dai grandi gruppi — Campari, Pallini, Molinari, Montenegro, Branca — alle distillerie come Caffo, Nardini e Marzadro, spesso raccolte sotto il cappello promozionale dell’ICE-Agenzia. Una vetrina di export che pesa, in un anno in cui il mercato globale degli spirit è in fase di contrazione e la capacità di costruire relazioni commerciali dirette conta più della semplice esposizione di prodotto.

Ed è una traiettoria che diversi osservatori di settore segnalano da qualche anno: BCB è passata dall’essere una fiera nata attorno ai bartender a un evento sempre più orientato ai buyer, con strumenti di matchmaking che programmano gli incontri commerciali e spin off sia a Londra che a Brooklyn. La ventesima edizione, tra Concept Store e spazi ripensati, conferma la direzione: un salone che resta la festa della community ma che ragiona, anno dopo anno, come una piattaforma d’affari.