Sorpasso in UK: il whiskey irlandese supera lo scotch nel travel retail

BANNER

Potrà apparire un segmento minore, ma il mercato dei duty free in aeroporti e stazioni è in realtà un comparto fondamentale. E in questi luoghi, il whiskey irlandese crescerà del 3% l’anno in volume da qui al 2029, mentre lo scotch dell’1%: la previsione è di IWSR, riportata in un’analisi di The Spirits Business sul travel retail, e ribalta una gerarchia che in quel canale sembrava eterna. Fino a fine anni Novanta lo scaffale del whiskey irlandese di un duty free si esauriva quasi ovunque in tre nomi, Jameson, Bushmills e Tullamore Dew; da allora a Dublino e dintorni hanno acceso gli alambicchi più di quaranta distillerie nuove, e la crescita attesa attraversa tutte le fasce di prezzo.

Il compratore che la traina, spiega l’analista Charlotte Reid, è il viaggiatore curioso in cerca di aggiunte accessibili alla collezione di casa; solo nell’altissimo di gamma la partita resta in salita, perché sul terreno del prestigio scotch e whisky giapponesi pesano di più.

La scala dei prezzi, intanto, si allunga soprattutto per mano dei marchi: Jameson costruisce da anni esclusive da aeroporto con la serie Triple Triple: la versione affinata in botti di Malaga è la più venduta del canale dopo l’Original, quella in botti di Marsala — legno siciliano — è stata la prima a sbarcare sulle navi da crociera, e il Black Barrel cresce del 17% sui dodici mesi come opzione di trade-up. Bushmills risponde con la World Wood Series, single malt in tirature piccole con invecchiamenti fino a 18 e 21 anni: «L’Irish single malt sta entrando in un territorio tradizionalmente dominato dallo scotch», rivendica Roy Summers di Proximo, tra regalistica premium e acquisti di auto-gratificazione. Il retailer irlandese Aer Rianta fa la sua parte, con le vendite di categoria a Dublino su del 2,1% l’anno scorso e un San Patrizio trasformato da evento di un giorno in piattaforma di settimane tra Barbados, Canada, Montenegro e Portogallo.

In casa, nel frattempo, l’export irlandese ha perso il 5% a valore nel 2025 (Bord Bia), con gli Stati Uniti — primo mercato — in calo e gravati dal dazio americano del 15% imposto nell’aprile 2025; secondo l’Irish Times oltre il 90% delle distillerie dell’isola ha fermato o ridotto la produzione, Slane compresa, con uno stop previsto di anni, mentre Waterford ha chiuso e Teeling, dopo un crollo dei profitti del 91%, è passata a giugno interamente sotto Bacardi. «Non è ancora il caso di ordinare le bare per il settore», ha però avvertito il decano John Teeling, ricordando che il whiskey oscilla da sempre tra scarsità ed eccesso: per lui è una correzione, cominciata a fine 2023.