Il Natale appena trascorso offre una fotografia nitida di come sta cambiando il consumo di alcolici in Italia. Il brindisi tradizionale lascia sempre più spazio a scelte ragionate, con una preferenza crescente per bevande di qualità, cocktail equilibrati e un approccio misurato che segna i trend del 2026. Secondo Circana, questo non indica un calo dei consumi, ma un cambiamento profondo nella cultura del bere: un passaggio dal “bere tanto” al bere meglio, con un’attenzione crescente nella Mixology per il contesto, la compagnia e la responsabilità.
Mixology: dalla moderazione consapevole al drink come rito culturale
I dati riferiti ai mesi di novembre e dicembre 2025 indicano che il 42% degli italiani beve soltanto nelle occasioni speciali, come le festività natalizie o il Capodanno.
Parallelamente, emerge una forte consapevolezza: quasi il 90% degli italiani dichiara comportamenti responsabili, soprattutto in relazione alla guida o ad attività che richiedono lucidità. Un indicatore di maturità che ridisegna l’approccio al cocktail e alla socialità.

No/Low Alcohol: un mercato da 1,7 miliardi di euro in Europa
La crescita del segmento no‑low alcohol è uno dei segnali più rilevanti: il valore del mercato europeo raggiunge 1,7 miliardi di euro e a fine 2025 registra un incremento del 10% rispetto al 2024. Allo stesso tempo, tra il 2023 e il 2025 i prodotti con gradazione alcolica tra 8° e 12° crescono del 35%, confermando una preferenza non per l’astinenza, ma per un dosaggio più consapevole. Le consumatrici giocano un ruolo centrale: il 68% delle donne privilegia drink che uniscono gusto raffinato e bassa gradazione.
L’attenzione alla qualità degli ingredienti diventa un tratto distintivo: frutta fresca, erbe aromatiche e infusi homemade partecipano alla costruzione di un’esperienza sempre più personale e curata. Anche il contesto domestico si afferma come luogo privilegiato per vivere la mixology. Nel 2025 cresce il consumo conviviale in casa: aperitivi privati, cocktail party, cene a tema e una maggiore ricerca di esperienze sociali nella dimensione familiare e amicale. In questo scenario, gli spirits mixabili guadagnano quasi 192.000 litri rispetto al 2024, segno di un crescente interesse verso la preparazione casalinga.
Le vendite di spirits e aperitivi alcolici nell’Horeca, invece, mostrano una lieve flessione: –1,4% a volume e –1,8% a valore nell’anno terminante a novembre 2025, anche a causa del trasferimento di consumi dal fuori casa al domestico.
Zebra striping e Dry/Damp January: i rituali del nuovo bere
Tra i fenomeni emergenti spicca lo zebra striping, ossia l’alternanza consapevole tra drink alcolici e analcolici all’interno della stessa occasione. A un cocktail alcolico segue un mocktail, creando un equilibrio tra piacere, autocontrollo e stile. È una scelta che si sta affermando in tutta Europa e conquista anche l’Italia, soprattutto tra i giovani: non astinenza, ma una forma di gestione elegante e sociale del proprio consumo.
Allo stesso modo cambia il significato del Dry January, la tradizionale sfida del mese senza alcol. Si passa a un approccio più flessibile, definito “Damp January”, che riduce drasticamente ma non elimina il consumo. In Italia, sottolinea Circana, la tendenza più evidente non è quella di un solo mese “dry”, ma di una riduzione costante lungo tutto l’anno. La risposta dei brand è immediata: cresce l’offerta di drink low e zero alcol, sempre più curati nella proposta sensoriale e nella qualità delle materie prime.
Mixology come linguaggio sociale: responsabilità, gusto e ritualità
La mixology, secondo Circana, evolve da semplice tecnica a esperienza sociale. Il cocktail diventa un gesto identitario, un mezzo per raccontare sé stessi attraverso scelte sensoriali e consapevoli. La ricerca di equilibrio, la qualità degli ingredienti, la dimensione conviviale del bere in casa e l’alternanza consapevole tra alcolico e analcolico formano un nuovo linguaggio basato su moderazione, buon gusto e condivisione.
È una rivoluzione culturale che parla soprattutto alle generazioni giovani e intermedie, più attente al benessere, alla responsabilità e a una ritualità del bere che non rinuncia al piacere, ma lo ricolloca dentro un contesto più attento e più maturo.


