Secondo strike. La lettera è arrivata direttamente ai titolari delle azioni di classe A, quasi tutti membri della famiglia Brown insieme ad alcuni consiglieri: Sazerac chiedeva di riconsiderare l’offerta già respinta in primavera. Domenica 26 luglio il consiglio di Brown-Forman ha risposto con un comunicato che definisce la proposta non richiesta e «non praticabile», senza rendere pubblici i termini della nuova mossa.
La prima offerta prevedeva 32 dollari per azione in contanti, valutazione intorno ai 15 miliardi, con la possibilità per i soci di classe A di convertire la partecipazione nella società combinata mantenendo tutele di governance, maggiore liquidità e un dividendo superiore a quello attuale. Reuters colloca la proposta al primo maggio sulla base di fonti vicine al dossier, mentre il Wall Street Journal ne aveva riferito già ad aprile; il rifiuto formale era arrivato nelle settimane successive. Sazerac, controllata dalla famiglia Goldring e nata a New Orleans, dove il cocktail omonimo è il drink ufficiale della città, ha in portafoglio Buffalo Trace, Southern Comfort e la vodka Svedka, e nei mesi scorsi ha rilevato Dirty Shirley e una quota di Sipmargs.
A opporsi al nuovo tentativo è stata Wolf Pen Branch, la società in accomandita che raccoglie i familiari titolari della maggioranza delle azioni con diritto di voto. Nel comunicato i soci si presentano come quarta, quinta e sesta generazione, dicono di credere nella posizione competitiva dell’azienda e concludono che «la proposta di Sazerac non è in linea con questa visione». Il presidente Marshall B. Farrer ha ribadito l’impegno sul piano strategico, tra ampliamento geografico, costruzione dei marchi ed efficienza operativa. La famiglia guida dal 1870 la casa di Louisville, proprietaria di Jack Daniel’s, Woodford Reserve e Chambord, e conta ormai un centinaio e mezzo di discendenti sparsi nel mondo; qualsiasi cessione passerebbe dal loro assenso.
All’inizio di luglio Brown-Forman ha annunciato il ritiro del presidente e amministratore delegato Lawson Whiting, in azienda da trent’anni, che lascerà alla nomina del successore, cercato tra candidati interni ed esterni: la successione aperta ha coinciso con il ritorno alla carica di Sazerac. Gli analisti di TD Cowen leggono proprio in quell’annuncio l’innesco della nuova offerta e ricavano dalla risposta la conferma che il controllo familiare resta l’ostacolo principale a ogni cambio di proprietà.
Un’aggregazione tra i due gruppi porterebbe inoltre sul tavolo delle autorità antitrust una quota attorno al 18% del mercato statunitense degli spirits e vicina al 40% dell’American whiskey, in una fase segnata dalla sovrapproduzione di distillato e dalle scorte accumulate in Kentucky. A marzo Brown-Forman e Pernod Ricard avevano confermato colloqui per un’intesa paragonata a una fusione tra pari, chiusi ad aprile senza accordo sui termini.
Nell’esercizio chiuso il 30 aprile i ricavi netti di Brown-Forman sono scesi dell’1% a 3,9 miliardi di dollari; per il 2027 la società conferma la stima di vendite sostanzialmente piatte e di utile operativo organico in calo tra il 3% e il 5%, con un contesto definito impegnativo. Sazerac non ha commentato.


