Dalla grappa al whisky, passando per le grandi botti del vino italiano. Bottega Spa, cantina e distilleria trevigiana guidata da Sandro Bottega, entra ufficialmente nel mondo del whisky con Alexander, un single malt prodotto in Veneto con l’aspirazione di portare nel bicchiere una lettura italiana di un distillato storicamente dominato da Scozia, Irlanda, Stati Uniti e Giappone. Il lancio è avvenuto lo scorso marzo a Milano, in piazza Duomo, con la presenza di Sandro Bottega, alla guida della cantina e distilleria trevigiana di Bibano di Godega.
Il progetto nasce da un investimento di 1,5 milioni di euro in una nuova distilleria dedicata, scegliendo con convinzione di non riconvertire gli alambicchi della grappa già presenti, ma di costituire un impianto specifico per il whisky, a conferma della volontà dell’azienda di presidiare una categoria nuova e ancora in costruzione in Italia. Se in tema di Prosecco si tratta di un autentico colosso (14 milioni di litri l’anno, 27 milioni di bottiglie, 5 cantine sul territorio italiano e circa 300 dipendenti), la scelta di lanciarsi un segmento ancora giovanissimo appare piuttosto interessante.
La mossa arriva peraltro con una già forte proiezione internazionale che deriva ovviamente dal lavoro svolto con il vino: nel 2024 l’azienda ha registrato un fatturato di 94,9 milioni di euro, mentre nel 2023 l’export valeva 73,8 milioni, pari all’80,8% dei ricavi. Per il 2025 le stime indicano ricavi vicini ai 100 milioni e una quota estera ancora superiore all’80%.
Alexander è un single malt ottenuto da malti italiani e inglesi, acqua delle Alpi e doppia distillazione, con la firma distintiva di un affinamento in botti di rovere e poi in legni che hanno contenuto grandi vini rossi italiani, a testimonianza della volontà di usare il patrimonio enologico italiano come elemento di orgoglioso valore. La collezione comprende tre release: Red Wines Cask Finish (40% abv), Brunello Cask Finish (43% abv) e Amarone Cask Finish (46% abv), ciascuna con una maturazione minima di quattro anni in botti tradizionali, seguita da almeno due anni in botti provenienti dalle cantine di famiglia in Chianti, Montalcino e Valpolicella e imbottigliata senza zuccheri aggiunti.
La prima produzione è limitata a 9.000 litri complessivi, numero contenuto ma coerente con la filosofia di un prodotto non di massa. Il contesto parla d’altronde piuttosto chiaro, il whisky italiano è una categoria ancora in divenire, che vede in Puni la pioniera nel 2015 e oggi censisce 23 distillerie che hanno rilasciato o stanno producendo whisky. Molte realtà arrivano dalla grappa o dall’acquavite, e manca ancora un disciplinare nazionale capace di definire in modo univoco lo stile “italiano”.
Alexander prova quindi a inserirsi nella doppia tendenza che vede da una parte il crescente interesse per i distillati territoriali e dall’altra la cosiddetta “premiumisation selettiva”, l’ormai consolidata prassi di un consumatore che sceglie con cura come spendere qualcosa in più, purché sia convinto da qualità, identità e soprattutto trasparenza. Un marchio italiano noto soprattutto per vino, Prosecco e grappa a scegliere di investire in una categoria ancora piccola ma simbolicamente forte, cercando di definire una possibile via italiana al single malt: un primo passo solido verso un futuro più autorevole?


