Leslie Gracie e Another Hendrick’s: “Vorrei più novità”

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Per presentare Another Hendrick’s, la nuova release del marchio pioniere distribuito in Italia da Velier, è stato scelto un intero teatro, il gioiellino Gerolamo, in piazza Beccaria a Milano. Ogni fila di palchetti ospitava un’occasione per approfondire la novità con i sensi, dall’assaggio di sorbetti aromatizzati con gli ingredienti della release, alla scelta della varietà di cetriolo per la propria garnish. Sensoriale, d’altronde, è un termine più che azzeccato per descrivere Another Hendrick’s: rotondo, cremoso, praticamente la versione speculare dell’Hendrick’s classico, che nel 1999 fu pioniere della seconda gin revolution, utilizzando rosa e cetriolo come colonne portanti.

Oggi come allora, la mente e l’anima del nuovo prodotto sono quelle di Leslie Gracie, leggendaria master distiller raggiunta in esclusiva da The Garnish, arrivata alla creazione di Another Hendrick’s dopo aver assaggiato un cocktail a Città del Messico, che presentava, appunto, una guarnizione con fiore di cacao. “L’ho ripescato dal bicchiere, ho iniziato a schiacciarlo tra le dita e ne sentivo sprigionare gli aromi. È stato il momento in cui ho capito che avrei potuto lavorare con il cioccolato, un ingrediente che mi affascina da sempre”. Al fianco di Gracie, la global brand ambassador Charmaine Thio.

Another Hendrick’s è prima introduzione in gamma che non sia una edizione temporanea dal 2017 (Hendrick’s Opium, ndr). Oltre all’esperienza gustativa in Messico, c’è stato un segnale di mercato che le ha fatto capire fosse il momento adatto?
Mi sono semplicemente resa conto di quanto fosse diverso da tutto quello che si trova sul mercato oggi, anche come packaging, e questo è bastato. Con il Cabinet of Curiosities (la collezione di release dell’azienda, ndr) abbiamo sempre spinto sulle novità, questa volta inveceho voluto tradurre la fascinazione per un ingrediente specifico in qualcosa di concreto. 

Cosa succede tra fascinazione, ispirazione e realizzazione del prodotto? C’è un processo standard di sperimentazione?
C’è una storia, prima di tutto. Un aroma o un sapore che provo, come il cacao a Città del Messico, che mi incuriosisca. La sperimentazione è empirica, prima di tutto, per poi procedere in distillazione: uno dei primi passaggi è immaginare come un ingrediente possa funzionare una volta distillato, cosa che a volte semplicemente non accade. In merito ad Another Hendrick’s, avevo provato a lavorare con il cacao per lunghissimo tempo, ma è un aroma che tende a sovrastare tutto. Quando ho ricevuto il fiore di cacao come garnish in Messico, toccandolo, annusandolo, sono venuti fuori i sentori fruttati che mi hanno convinto, ho capito che quella parte più vegetale e floreale può bilanciare il corpo del cacao.

A questo si aggiungono fiori d’arancio.
Al Gin Palace abbiamo due serre, una di questa è la Mediterranea, in cui abbiamo i fiori di arancio che si bilanciano perfettamente con il cacao, pur permettendo al ginepro di rimanere identitario e presente. Sembra di guardare il classico Hendrick’s allo specchio.

Tecnicamente, il cacao come ha detto è un aroma molto forte, l’arancio può facilmente portare il gin ad avere note quasi da dessert. Quali sono gli accorgimenti per tenerli insieme? 
L’aggiunta di fiori d’arancio nella prima distillazione, per non esagerare con le note tenui. L’obiettivo è immaginare gli aromi come forme: il bilanciamento è rotondo, senza spigoli.

Quale sarebbe un aroma spigoloso?
Il pepe, quando è molto invadente.

Hendrick’s fu pioniere della nuova gin revolution nel 1999; oggi si ritiene spesso il mercato del gin sia saturo. Cosa ne pensa?
Si trovano sempre nuovi stili di distillazione, che però tendono a ottenere risultati molto simili. Ai nostri tempi non c’erano troppe alternative, oltre a quelle già conosciute nelle bottigliere, noi ci assumemmo la responsabilità di qualcosa di davvero nuovo e unico. Oggi nessuno fa cose nuove, ci si copia a vicenda e poco altro.

È un sintomo di pigrizia? 
Più che pigrizia, la definirei una tendenza estrema a cavalcare un’onda di moda: se qualcosa funziona con il pubblico, allora va seguita. Ed è comprensibile, se si inseguono le vendite, ma è una visione a brevissimo termine. 

Come suggerisce di utilizzare Another Hendrick’s in miscelazione?
Charmaine Thio – Anche se può sembrare controtendenza e in qualche modo “strano”, abbiamo capito che Another Hendrick’s funziona benissimo in uno Spritz, leggero, fresco e beverino. Non è la versione tipica della formula dello Spritz, ma Hendrick’s non è il tipico gin. Dà il meglio con note fruttate e floreali, e quando si aggiungono sentori tostati si raggiunge la versione migliore possibile, perché si sposano con le caratteristiche del cacao.

Come vede i prossimi cinque anni del mondo gin?
Vorrei vedere più varietà. Ormai ci sono tutti gli strumenti per una vera sperimentazione, percepisco curiosità, quindi sarebbe bello se i più giovani provassero a fare davvero qualcosa di nuovo. 

Troppa novità non significa diluire il mercato in negativo? 
No, significa renderlo variegato in modo costruttivo. È sempre gin, ed è positivo se più palati vengono coinvolti, purché i prodotti siano di qualità. 

Quanto alla miscelazione?
Charmain Thio – Località e territorialità. È chiaro che l’utilizzo di ingredienti e storytelling comprensibili permettono a nuovi consumatori di avere punti di contatto con il prodotto, ed è una formula vincente. E poi i sapori: acidità e spezie su tutti.