Pestare due fette di peperoncino fresco nello shaker, assaggiare, correggere, ripetere finché l’intensità è quella giusta: è il piccolo rito che separa uno Spicy Margarita ben fatto da uno non bilanciato, e anche il punto debole quando il volume di servizio sale. È esattamente quel passaggio che Cointreau vuole eliminare con Cointreau Spicy, nuova espressione al peperoncino del liquore all’arancia, pensata per ottenere il cocktail con la sola aggiunta di tequila e lime.
Il prodotto è una variante della classica ricetta di un triple sec, macerato con peperoncino Bird’s Eye e infuso con aromi naturali di chili e jalapeño, più un tocco di cetriolo che porta una nota vegetale fresca a smorzare il piccante. Esce a 30% di alcol, dieci punti sotto il Cointreau L’Unique standard (40%). Per ora il lancio è limitato al Regno Unito — da giugno in Sainsbury’s e su Amazon, prezzo intorno alle 27 sterline — con attivazioni estive previste al Taste of London e a BST Hyde Park. In Italia il prodotto non è al momento annunciato.
A monte c’è un trend che il banco conosce bene. Secondo i dati diffusi dal marchio, nel Regno Unito le ricerche per “simple spicy margarita recipe” sono cresciute del 350% tra maggio 2024 e maggio 2026, e lo Spicy Margarita figura oggi al nono posto nella Top 100 cocktail di Difford’s Guide. È la versione “ribelle” di un classico già dominante: il Margarita resta uno dei long seller più solidi delle carte di tutto il mondo, e la declinazione piccante ne ha intercettato la spinta social degli ultimi anni.
La mossa di Cointreau si inserisce in un filone già lanciato a gennaio 2026 da Absolut, che in collaborazione con Tabasco aveva immesso sul mercato una vodka piccante ispirata alla salsa: segno che lo “spicy” è diventato un territorio di prodotto su cui i grandi marchi costruiscono referenze dedicate, non più solo un’opzione di ricetta lasciata all’estro del bartender. «Stiamo introducendo Cointreau Spicy in risposta a un chiaro spostamento della domanda verso servizi audaci e guidati dal sapore specifico, sia nell’on-trade sia nel retail», ha dichiarato Nick Ganich, marketing director di Rémy Cointreau. «Il piccante è entrato stabilmente nel mainstream».
Resta sul tavolo la diatriba atavica: comodità contro controllo. Una base pre-infusa garantisce costanza e velocità — argomenti forti in un servizio ad alto volume o in un locale senza un bar program strutturato — ma toglie al bartender la possibilità di calibrare varietà di peperoncino, intensità e taglio aromatico, che per molti è proprio il valore del drink fatto a regola d’arte. È la stessa tensione che attraversa l’intera ondata di referenze “pronte” del settore, dai ready-to-serve alle infusioni preconfezionate: semplificano l’esecuzione ma spostano una quota di autorialità dal banco alla bottiglia. Per Cointreau, presente in oltre cinquecento cocktail codificati e storicamente legato al Margarita, è anche un modo di presidiare un trend che ruota attorno al proprio ingrediente più iconico.


