Campari Group, primo semestre con margini in crescita

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Aperol in lattina, Aperol alla spina, Campari Spritz già miscelato: i formati entrati quest’anno nei frigoriferi e sui banconi europei compaiono nella relazione semestrale approvata oggi dal consiglio di Davide Campari-Milano NV. La House of Aperitif, che vale il 49% del giro d’affari, è cresciuta del 4,0% organico, con Aperol al 3,3% e il Campari al 2,3%; dentro la stessa famiglia gli altri marchi hanno segnato un 8,8% trainato da Sarti Rosa, forte in Germania e sbarcato negli Stati Uniti a giugno.

Le vendite nette del semestre sono state 1.512 milioni di euro, in crescita organica del 2,7% e in calo dell’1,0% nel dato complessivo, che sconta un effetto perimetro del 2,0% legato alle cessioni e un cambio negativo dell’1,8% per il dollaro. In Europa, prima area con il 46%, l’Italia ha segnato un 1,4% e la Francia uno 0,9%, il Regno Unito il 4,3%, mentre la Germania ha perso il 2,7% sotto la pressione sui consumi, il mercato dove le accise sui distillati sono salite del 20%, come abbiamo raccontato. Gli Stati Uniti si fermano all’1,5%, i mercati in via di sviluppo corrono al 9,1%.

L’outlook per il 2026 è stato aggiornato stimando un beneficio di 10 milioni da un contesto tariffario più favorevole, con l’impatto atteso per l’intero esercizio sceso da circa 30 a circa 20 milioni, e il gruppo ha presentato istanza per il rimborso dei dazi statunitensi versati nel 2025. La crescita organica attesa resta intorno al 3%. Il quadro si è mosso mentre Washington esentava lo Scotch e le associazioni europee chiedevano il ritorno allo zero per zero anche sugli spirits comunitari.

La cessione di Averna e Zedda Piras a Illva Saronno, firmata a dicembre per un corrispettivo intorno ai 100 milioni, si è perfezionata il 28 maggio e ha prodotto una plusvalenza ante imposte di 19 milioni; il 13 luglio è arrivata una put option con un operatore privato francese per i rhum agricole Trois Rivières, Maison La Mauny e Duquesne, il 24 luglio un’altra per il cognac Bisquit&Dubouché e il tequila Cabo Wabo, per complessivi 30 milioni circa e chiusura attesa entro fine anno.

La House of Whiskey and Rum ha ceduto il 6,0%, con Wild Turkey penalizzato dalle difficoltà dell’American whiskey negli Stati Uniti, dall’integrazione del distributore in Corea del Sud e dai vincoli di approvvigionamento su Russell’s Reserve; i rum giamaicani si sono fermati allo 0,2%. Nell’agave Espolòn è salito dell’8,2%, mentre il comunicato registra gli ultimi benefici della materia prima sui costi di produzione. Courvoisier ha guadagnato il 6,3%, trainato dai mercati emergenti.

L’EBIT-rettificato è stato 358 milioni, in crescita organica dell’8,5% e con margine al 23,7%, mentre l’EBIT contabile si ferma a 249 milioni, in calo del 26,8%; l’utile netto rettificato sale del 4,7% a 226 milioni, quello di bilancio scende del 37,7% a 129 milioni. Pesano rettifiche per 109 milioni, di cui 82 di svalutazioni legate soprattutto ad attività destinate alla vendita. Gli investimenti in pubblicità e promozione sono stati 264 milioni, il 17,4% delle vendite.

L’indebitamento netto è sceso a 2.068 milioni e il rapporto con l’EBITDA-rettificato a 2,6 volte, da 3,2 di un anno fa, dopo l’emissione da 600 milioni al 4,25% con scadenza 2033 e il riacquisto del 54% del bond in scadenza nel 2027. «Stiamo crescendo e guadagnando quota di mercato in tutti i nostri mercati chiave», afferma l’amministratore delegato Simon Hunt. A maggio il titolo aveva perso il 13% in una seduta dopo i conti del primo trimestre, usciti sotto il consenso degli analisti. La conference call è fissata alle 18.15 di oggi.