Una visita di Stato, una stretta di mano reale e un post sui social: tre ingredienti per riscrivere uno dei capitoli più contestati della guerra commerciale che dal 2025 ridisegna il mercato globale degli spirits. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato lo scorso 30 aprile la rimozione del dazio del 10% che gravava sullo Scotch whisky, introdotto un anno fa come parte del pacchetto tariffario riservato alle merci d’oltremanica.
Il peso del 10%
Tredici mesi di dazio hanno lasciato il segno. Secondo la Scotch Whisky Association, fra maggio e dicembre 2025 l’export scozzese verso gli Stati Uniti — primo mercato per valore della categoria, con una quota dell’11% sul totale — ha perso il 15% in volume e il 7% in valore. Una pressione che si è sommata all’aumento delle accise interne nel Regno Unito e al rallentamento di mercati storici come Cina e Singapore, riportando il fatturato 2025 dell’export scozzese a 5,36 miliardi di sterline.
La mossa diplomatica
La svolta è arrivata a chiusura della visita ufficiale di Re Carlo III e della Regina Camilla alla Casa Bianca. Nel suo post Trump ha collegato la decisione al rapporto storico fra Scozia e Kentucky, e in particolare al commercio delle botti di rovere ex-bourbon utilizzate per maturare lo Scotch. Restano alcuni dettagli da chiarire — se la misura riguardi le bottiglie finite, le sole materie prime o entrambe — ma il rappresentante per il commercio USA Jamieson Greer ha confermato l’introduzione di un accesso doganale preferenziale per il whisky britannico.
Le reazioni del trade
Mark Kent, ceo della SWA, ha definito l’annuncio una boccata d’ossigeno per i distillatori dopo mesi di pressione. Soddisfazione anche dall’altra parte dell’Atlantico: il Distilled Spirits Council statunitense parla di una vittoria significativa per l’ospitalità americana, mentre la Kentucky Distillers’ Association ricorda come la Scozia sia da sempre il principale acquirente delle botti usate del bourbon, snodo cruciale di una filiera transatlantica integrata. Effetti immediati anche sul fronte commerciale: il marchio Never Say Die Bourbon, che dal 2025 aveva sospeso ogni spedizione verso gli USA, ha già annunciato la ripresa delle consegne.
Cosa cambia per il mercato europeo
La partita non è chiusa. L’Irish whiskey continua a pagare il 15%, mentre l’intero comparto spirits europeo — dal Cognac agli amari italiani, fino al Prosecco — guarda con interesse a un possibile effetto domino. Per importatori e distributori italiani il segnale è duplice: meno pressione sui listini Scotch nel medio periodo e un precedente politico utile in vista delle prossime trattative tariffarie fra Bruxelles e Washington.


