Off-trade in affanno, downtrading in atto, premiumizzazione sotto pressione. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il quadro 2026 dell’alcol si presenta in chiaroscuro: comparto distillati in flessione, ma con un’unica voce che continua a tirare – i cocktail RTD. Lo certificano due fotografie pubblicate a maggio: l’aggiornamento SipSource della Wine & Spirits Wholesalers of America (WSWA) e il nuovo report Sip 2 della Wine and Spirit Trade Association (WSTA) britannica.
Partiamo da oltreoceano. Negli Usa i “core spirits” – le categorie centrali del comparto distillati – hanno chiuso il primo trimestre 2026 con volumi a –4,4% e ricavi a –5,7% su base annualizzata: è la forbice più ampia mai rilevata nello storico SipSource e racconta lo spostamento dei consumi su fasce di prezzo più basse. A pagarne il conto è la fascia alta dei back bar: bottiglie tra 50 e 99,99 dollari giù dell’8,8% in volume, sopra i 100 dollari giù del 9,3%. Anche il tequila, fino a un anno fa inserito di default in ogni nuova carta, è sceso del 3% in volume e del 6,6% in valore; un anno prima la luxury tequila viaggiava a +4,2%. Sul fronte canali, l’on-trade tiene meglio dell’off-trade: vino e spirits combinati a –3% nei locali, contro –7,4% del retail.
Il segnale di mercato arriva dagli RTD spirit-based. Secondo i dati NIQ riportati dalla WSWA, il segmento ha messo a segno +30% a valore nel primo trimestre e oggi vale il 28% del volume totale degli spirits nell’off-trade. Una progressione che batte il +14% degli RTD a base vino e si contrappone al declino dei malt equivalents. «I ready-to-drink a base spirits restano un punto nevralgico, ma in una categoria sempre più affollata in cui innovazione, posizionamento ed esecuzione disciplinata contano più che mai», commenta Danny Brager, analista SipSource. Sul mercato statunitense competono oltre 750 referenze RTD spirit-based per spazio nei lineari GDO e nelle frigovetrine on-trade, alzando l’asticella sulla rotazione e sulla razionalizzazione dei portfolio.
Quadro coerente nel Regno Unito. Secondo il report Sip 2 della WSTA, basato su dati Nielsen, le vendite RTD off-trade hanno superato i 700 milioni di sterline nei dodici mesi rilevati, mentre il comparto spirits ha perso 40 milioni di sterline nei tre mesi al 3 gennaio 2026. Dal 2024 i volumi RTD off-trade britannici sono cresciuti del 17%. Impressionante il dato operativo: il 44% delle vendite RTD viene da consumatori che hanno fatto switch dagli spirits veri e propri, e la causa è la stessa nei due mercati: il costo della vita. Nel Regno Unito pesa il maxi aumento delle accise sui distillati di agosto 2023, il più alto in quasi cinquant’anni, che secondo i dati HMRC ha contribuito a far scendere il gettito spirits del 2,3% nell’esercizio 2025/26, a 4,06 miliardi di sterline. «È una buona notizia vedere un rialzo nei dati di vendita», commenta Miles Beale, CEO della WSTA. «Sip 2 mostra uno spostamento della spesa dalle categorie tradizionali agli RTD, con i formati on-the-go in piccole confezioni sempre più popolari tra consumatori sotto pressione».
In Italia la categoria è meno matura ma in movimento. Secondo IWSR, il segmento RTD ha registrato a livello globale +2% in volume nell’ultimo anno – guidato dagli spirit-based – e pesa il 3,5% del totale alcolico nei dieci mercati di riferimento, contro l’1,1% del 2014. Sul mercato italiano CGA by NIQ rileva che il 24% degli adulti ha già provato un RTD e il 53% lo proverebbe, platea rilevante per chi seleziona bar list e formati on-the-go. Lato industria, il 2026 si è aperto con il Campari Spritz ready-to-serve in bottiglia e l’Aperol Spritz To Go in lattina nel Regno Unito: i big dell’aperitivo italiano leggono il pronto da bere come canale di sviluppo, non come estensione tattica.


