Gli investitori hanno deciso di guardare oltre i numeri. Il 4 giugno Rémy Cointreau ha comunicato un crollo del 35% dell’utile netto annuo, eppure il titolo è balzato di oltre l’11% in giornata: a premiarlo è stato il piano triennale con cui il gruppo francese punta a rimettersi in moto.
I conti, in effetti, fotografano una fase dura. Le vendite di cognac — da cui Rémy ricava la netta maggioranza del fatturato — sono scese del 6,2% a 573,6 milioni di euro, mentre i ricavi di gruppo sono calati del 5% a 935,6 milioni, sotto anche i livelli pre-pandemia. Il margine operativo corrente si è eroso al 17,7%, contro il 20,9% del 2019/20. Dietro la frenata c’è la stessa morsa che attanaglia l’intera categoria: il cognac è tra i distillati più colpiti dal calo della fiducia dei consumatori nei due mercati chiave, Stati Uniti e Cina, lo stesso scenario che ha spinto in crisi anche la rivale Hennessy di LVMH.
Da qui il piano “RC Forward”, lanciato ad aprile e dettagliato a inizio giugno dal CEO Franck Marilly, in carica dal giugno 2025. L’obiettivo dichiarato è migliorare i profitti operativi di 100 milioni di euro in tre anni e, soprattutto, rendere l’azienda meno esposta agli alti e bassi della congiuntura. «La svolta arriva quando un’azienda riprende il controllo», ha detto Marilly agli analisti, parlando della necessità di «de-correlarsi dai mercati negativi». Il programma si articola in tre fronti: il rilancio del cognac insieme a mercati emergenti e travel retail, una revisione della spesa commerciale e di marketing concentrata su meno marchi e regioni, e una centralizzazione degli acquisti.
La mossa più indicativa riguarda gli Stati Uniti, dove Rémy prepara per il 2027/28 il lancio di un cognac «più accessibile», pensato per reclutare nuovi consumatori. Secondo l’analista Trevor Stirling di Bernstein si tratterebbe del ritorno di un VS — la fascia d’ingresso che il gruppo aveva abbandonato anni fa — destinato però a scontrarsi con i due colossi del segmento, Hennessy e Courvoisier. È la stessa direzione imboccata da Hennessy con i suoi primi cocktail pronti da bere: i giganti del cognac, davanti alla crisi, scendono verso l’accessibilità per allargare la base di consumatori. In Cina, mercato più premium e oggi «molto promozionale», il gruppo conta invece di rilanciare il Rémy Martin XO, pur prevedendo una crescita «più nei volumi che nel valore», come ha riconosciuto il CFO Luca Marotta.
Gli analisti restano cauti. «La direzione è giusta», sintetizza Laurence Whyatt di Barclays, «ma da qui in poi contano consegna ed esecuzione». Stirling va oltre, osservando che l’agenda appare «molto piena ed esigente per un’organizzazione relativamente piccola», e ricordando che l’intero settore tenta da oltre un decennio, senza riuscirci, di espandere il cognac in Cina oltre la roccaforte del Guangdong. Per il nuovo esercizio il consenso degli analisti stima comunque un ritorno alla crescita organica intorno al 3,2%, che dopo gli ultimi anni sarebbe un risultato solido. Il giudizio vero, però, è rimandato: dipende dalla capacità di Rémy di tradurre in vendite un piano che sulla carta convince, ma che chiede molto a una casa che resta, nel panorama degli spirit, una realtà di taglia media.


