Distilleria Marzadro ritorna al futuro con Amaro Re Laurino

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Nel 1952 un certo Mario Tschurtschenthaler, all’Elmo Saracini, mette a punto la ricetta di un amaro alle erbe alpine. Settantaquattro anni dopo Distilleria Marzadro la riporta in produzione: si chiama Re Laurino, e i suoi mastri distillatori l’hanno rivista per arrotondarne le note. Il nome arriva dalla leggenda dolomitica del sovrano dei nani, custode del giardino di rose del Catinaccio — lo stesso mito che il folklore lega all’enrosadira, il rosso che accende le Dolomiti all’alba e al tramonto. La presentazione, non a caso, è andata in scena al Parkhotel Laurin di Bolzano.

Nel bicchiere quindi un amaro al 30% vol., ambrato, da un’infusione che mette insieme rabarbaro, genziana maggiore, achillea, camomilla, finocchio e rosa centifoglia: profilo erbaceo con un risvolto agrumato, amaricante pieno e senza spigoli. Esce nel formato da 70cl, per ora al flagship store di Nogaredo e nelle enoteche.

Mentre la grappa, cuore storico della casa, arretra da anni, l’amaro tira. In distribuzione moderna vale 144 milioni di euro (NielsenIQ, primi nove mesi 2025) e cresce da tempo a doppia cifra, spinto dalla doppia vita tra fine pasto e miscelazione. Il consumo si sposta dal dopo-cena all’aperitivo e al cocktail, e gli amari alle erbe sono ormai un ingrediente di peso dietro al banco, dove l’amaro tonic comincia perfino a insidiare il dominio del gin. A correre, nel premium, sono soprattutto gli amari identitari, legati a un territorio e alle sue botaniche. È la nicchia in cui Re Laurino prova a entrare: Marzadro punta a uno spazio ancora poco occupato, perché «manca un brand di amaro che interpreti in modo riconoscibile e contemporaneo l’identità dolomitica», dice l’amministratore delegato Alessandro Marzadro.

Alessandro Marzadro

Per riempirlo, la distilleria mette sul piatto ciò che la rende nota. Nata nel 1949 a Nogaredo, Marzadro è tra le case di grappa più premiate d’Italia — la Stravecchia Le Diciotto Lune e la Giare Amarone su tutte — con un fatturato 2025 oltre i 27 milioni di euro, 2,6 milioni di bottiglie e più di 55 mila visitatori l’anno in sede. Un amaro in catalogo c’era già, quello alle erbe della tradizione trentina, ma Re Laurino è il primo costruito come marchio a sé. Il turismo è una leva esplicita del motore dell’azienda: lo stesso Marzadro, che presiede anche l’Istituto di tutela della Grappa Trentina, indica nel legame fra territorio, accoglienza e prodotto il vero traino dei consumi di distillato. Re Laurino nasce per trasferire quella “trentinità” dalla grappa all’amaro.

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