NIO Cocktails, addio definitivo all’Italia

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Gli impianti proprietari hanno lasciato l’Italia un pezzo alla volta, spostati in un sito del Sussex dove si produce quello che fino a poco fa usciva dalla provincia milanese. Il trasloco chiude il capitolo italiano di NIO Cocktails, il marchio di premiscelati in bustine da 100ml fondato a Milano nel 2017 da Luca Quagliano e Alessandro Palmarin, e accompagna la trasformazione della società in una realtà di diritto britannico, con il Regno Unito diventato mercato di riferimento. Alla guida, come proprietario e amministratore delegato, Richard Sager, che del gruppo era stato chief commercial officer fino al 2024, con alle spalle sette anni in Bacardi-Martini.

La catena societaria passa da Diageo, dato che nel 2023 NIO Cocktails aveva ottenuto l’investimento di Distill Ventures, acceleratore del colosso britannico; nel giugno 2024 la società inglese di consulenza e-commerce The Growth Foundation ne rileva la maggioranza, con assetto 51/49 proprio con Distill Ventures, e i fondatori lasciano la guida operativa restando ambasciatori nella transizione. La stampa economica italiana riferiva allora che fino ad aprile 2024 Diageo deteneva il 98,9% delle quote, a fronte di ricavi 2023 intorno ai 7 milioni di euro, una cinquantina di dipendenti e la produzione concentrata negli 800 metri quadri di Cambiago. Nel marzo 2025 Diageo chiude i rubinetti dell’acceleratore, dopo oltre 245 milioni di sterline immessi dal 2013 in più di trentacinque imprese e sei marchi acquisiti; la ristrutturazione che ne segue porta Sager, contattato dal consulente Thomas Parrott, alla proprietà piena.

Sulla produzione la posizione dei fondatori era stata netta: «Non vogliamo rinunciare al mixed in Italy per qualche punto in più di marginalità», diceva Quagliano nel 2021, elencando fornitori e cartotecnica lombardi. Sager indica invece nell’integrazione verticale ricostruita in Inghilterra il vantaggio competitivo dell’azienda.

Il 15 luglio la distribuzione esclusiva britannica è andata a Gorilla Brands, di Horsham, per una gamma di oltre trenta ricette in bustina più il formato da 700ml con bottiglia riutilizzabile e sacca di ricarica, pensato per l’ospitalità e il back bar. La lattina rimane esclusa: secondo Parrott le confezioni attuali si impilano meglio dei barattoli sui carrelli degli aerei, e il metallo rischierebbe di svalutare il prodotto riconducendolo a un consumo frettoloso. Il marchio viaggia intanto su hotel, compagnie aeree e grandi magazzini come John Lewis, con teatri e minibar indicati come sbocchi tipici, senza bartender e senza frigorifero. In arrivo anche confezioni abbinate a produttori di mixer per i drink lunghi, mentre l’azienda dichiara prudenza sull’innovazione fino a fine 2026 e programma l’accelerazione nel 2027.

Il cambio di proprietà scioglie anche il legame con il portafoglio dell’ex azionista. Molte ricette a catalogo sono costruite su distillati Diageo, da Tanqueray al bourbon Bulleit, mentre per il tequila si usa Exotico del gruppo MGP; Parrott riferisce di trattative aperte con altre distillerie. In passato erano arrivate collaborazioni con Teeling, Cointreau e Portofino Dry Gin, e i marchi impiegati continuano a comparire sul retro delle confezioni. Sulla natura del prodotto Sager rivendica una categoria a sé: «Diciamo che non siamo ready-to-drink, siamo ready-to-experience», formula di posizionamento che poggia sulla gradazione variabile per ricetta e sul servizio sul ghiaccio con un minuto di attesa.

Secondo IWSR i ready to drink hanno superato la vodka a valore su scala globale nell’ultimo anno, con volumi 2025 in crescita del 3%, sopra a distillati, vino e birra; nel Regno Unito le vendite off-trade hanno toccato 704 milioni di sterline e quelle nei locali si sono avvicinate ai 200 milioni. I best seller restano Cosmopolitan, Daiquiri e Margarita, e per il prossimo Natale sono annunciate tre edizioni limitate.