Il quinto Report di Impatto e Sostenibilità di Compagnia dei Caraibi, intitolato “Building Value Responsibly”, arriva in un anno in cui il gruppo di Vidracco ha fatto soprattutto una cosa: mettere ordine. L’azienda è il distributore italiano di Planteray, Diplomático, Martin Miller’s Gin e di buona parte dei whisky giapponesi in circolazione sulle carte, e la sua rendicontazione ESG — volontaria, al quinto anno consecutivo — funziona anche come fotografia dello stato di salute di uno dei principali importatori premium del Paese.
Il documento ruota attorno ai quattro pilastri dichiarati del gruppo — tutela dell’ambiente, cultura, persone, social & gender equality — e ribadisce lo status di Società Benefit e azienda certificata B Corp. I numeri messi in evidenza sono soprattutto quelli del catalogo: 190 brand e oltre 850 referenze spirits, più quasi 390 vini da 89 cantine di 29 Paesi. Sul versante ESG l’anticipazione resta invece sul piano dei principi — “creazione di valore condiviso”, integrazione della sostenibilità nei processi — più che degli indicatori quantitativi, che restano nel report integrale.
Le mosse strutturali dell’anno raccontano una storia più nitida. Nel 2025 Compagnia dei Caraibi, quotata su Euronext Growth Milan dal 2021 (CaskX) , ha proseguito una “focalizzazione strategica” che nei fatti ha voluto dire concentrarsi sul core business distributivo B2B e B2C e uscire dalle attività periferiche. A inizio anno aveva ceduto la quota di controllo (75%) di Have Fun, la società agricola vitivinicola fondata nel 2023, per circa 745mila euro, riducendo il proprio coinvolgimento diretto nella produzione di vino. In parallelo ha concentrato comunicazione e innovazione nella controllata Thinking Hat e rafforzato l’omnicanalità tra la piattaforma B2B Oroboro e il format Dispensa, che a Torino unisce store, enoteca, gastronomia e cocktail bar.
A spiegare la disciplina sono i conti, letti sullo sfondo del mercato. Il gruppo ha chiuso il 2024 con ricavi tra 56,1 e 57,1 milioni di euro, in crescita tra il 6,2% e l’8,1%, un dato che l’azienda ha attribuito alla dinamicità del proprio modello “in un contesto di contrazione generale dei consumi”. Crescere mentre il mercato degli spirit arretra ha richiesto di potare ciò che non è centrale e investire dove il modello rende. Il portfolio, intanto, ha continuato ad allargarsi: rinnovata la distribuzione di Maison Ferrand (Planteray, Citadelle) e acquisiti, da gennaio 2026, i brand Licor 43 e Villa Massa del gruppo spagnolo Zamora.
«La sostenibilità, per noi, è prima di tutto una questione umana», ha commentato Edelberto Baracco, presidente e CEO. Il general manager Fabio Torretta ha aggiunto una nota più operativa, indicando in «governance, trasparenza e capacità di adattamento» le condizioni per garantire continuità in «una fase di trasformazione del mercato». Lette accanto alle scelte dell’anno, le due dichiarazioni disegnano la stessa idea: in un comparto in frenata, per un distributore la sostenibilità che conta di più è quella del proprio modello di business


