Jean Trinh è la persona più influente del mondo del bar

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Quando nel 2020 con la pandemia Cartagena e la Colombia chiudono, e dal governo colombiano arriva poco o nulla, ventidue barman dell’Alquímico, all’epoca già presente tra i migliori bar del mondo, caricano le proprie famiglie e scendono per novecento chilometri verso sud, fino a una fattoria nella regione del caffè di Filandia. Imparano a coltivare le erbe e gli ingredienti che utilizzeranno poi nei drink, costruiscono un sistema di apicoltura per avere un sostituto naturale dello zucchero. Nel frattempo ripiantano alberi nativi e contribuiscono al sostentamento della comunità rurale che sta loro intorno. A guidarli è Jean Trinh, che quella terra l’aveva comprata due anni prima per rifornire Alquímico, e che poche ore fa è stato eletto al primo posto della Bar World 100.

Si tratta della graduatoria annuale delle figure più influenti del bar firmata dalla testata britannica Drinks International. Trinh migliora quindi il quarto posto dello scorso anno e diventa il primo vincitore con base fuori dal Regno Unito da quando la lista esiste, cioè dal 2019: prima di lui avevano comandato Ryan Chetiyawardana, poi Monica Berg per cinque edizioni di fila e nel 2025 Iain McPherson.

La classifica è frutto di un sondaggio tra oltre centoventi esperti, tra bartender, comunicatori e imprenditori, sparsi su settantadue mercati, chiamati a indicare i dieci nomi che più di tutti spostano gli equilibri del settore bar. È la stessa Drinks International a definirla un “fermo-immagine d’opinione” e a sottolineare come il bere in sé passi in secondo piano, scalzata da una presenza costante tra guest shift e social media è un impatto rilevante sull’industria.

Francese di origine vietnamita, ingegnere cresciuto tra i ristoranti di famiglia, Trinh arriva a Cartagena nel 2013 e tre anni dopo apre Alquímico in una villa d’epoca della città murata: un ecosistema di tre piani, ciascuno con la sua carta cocktail e un flusso che nelle sere piene sfiora il migliaio di coperti. Ed è comunque solo la punta dell’iceberg: Trinh si è negli anni distinto come alfiere di pratiche ottime come sostenibilità umana e ambientale, rispetto e contributo alla comunità locale, beneficenza. Nel 2020 Alquímico è entrato per la prima volta nei World’s 50 Best Bars (primo locale colombiano, al 47°) ottenendo anche il Ketel One Sustainable Bar Award, e nel 2022 lo stesso Trinh ha vinto l’Altos Bartenders’ Bartender. Oggi l’Alquímico finanzia progetti di comunità, sostenendo i contadini del luogo e una scuola di ospitalità.

Presente anche l’Italia in lista: Lorenzo Antinori, sesto, è il patron romano del Bar Leone, l’enclave dei “cocktail popolari” eletta World’s Best Bar 2025 — prima insegna asiatica a riuscirci — e da novembre sbarcata anche a Shanghai. Simone Caporale, settimo, co-fondatore di Sips a Barcellona (miglior bar del mondo 2023), e patron dello storico Boadas; insieme, nell’estate 2025 hanno aperto il Montana, locale a tema cubano sempre a Hong Kong. Spazio anche per Lorenzo Querci del Moebius di Milanl (11º), Stefano Catino del Maybe Group di Sydney e Patrick Pistolesi del Drink Kong di Roma. Il resto della top ten vede i già citati Iain McPherson al secondo posto, Monica Berg al terzo e a seguire la consulente londinese Anna Sebastian e il bartender-opinionista Danil Nevsky, fino alle leggende Shingo Gokan e Alex Kratena a completare il vertice.

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