Terremoto Diageo in Italia: tre quarti dei lavoratori a rischio

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Una trentina di persone, amministratore delegato compreso: secondo la ricostruzione de La Stampa ripresa dalla stampa di settore, è il perimetro che resterebbe alla sede milanese di Diageo al termine della procedura di licenziamento collettivo aperta il 13 luglio con la comunicazione alle rappresentanze sindacali dell’intenzione di riorganizzare le attività. La mobilità coinvolge 96 dei 127 dipendenti italiani, circa il 75% dell’organico di un operatore storico negli alcolici nel Paese, con uscite previste entro fine ottobre. Il 24 luglio le assemblee dei lavoratori hanno respinto le proposte aziendali e proclamato lo stato di agitazione.

La procedura arriva a pochi giorni dall’esclusiva con cui Reuters ha quantificato i tagli ordinati dal nuovo amministratore delegato Sir Dave Lewis, in carica dal primo gennaio e ribattezzato dalla stampa britannica “Drastic Dave”: riduzioni del 20-30% degli organici in alcuni team, overhead giù fino al 40% in determinati mercati, una direttiva consegnata ai vertici a Edimburgo e accolta dalla Borsa con un rialzo attorno al 2%. Il piano Accelerate era partito prima del suo arrivo per semplificare il modello operativo e ridurre un debito netto da 21,9 miliardi di dollari: punta a 625 milioni di risparmi entro il 2028, circa 300 dei quali attesi nell’esercizio in corso, mentre le vendite organiche 2026 sono previste in calo del 2-3%. In proporzione, il taglio italiano supera le forchette circolate finora.

A ottobre 2025 Diageo Italia aveva istituito per la prima volta la figura del managing director, affidandola all’irlandese Caoimhe McCabe, aveva trasferito gli uffici da Torino a Milano, inserito il Paese tra i mercati “end to end” del modello operativo europeo e fissato l’obiettivo di raddoppiare il business entro il 2030. A febbraio la distribuzione nazionale di Johnnie Walker e Bulleit è passata a Gruppo Montenegro, accordo pluriennale dal primo aprile che lascia alla filiale posizionamento e marketing. Nella lista degli esuberi figurano anche assunti dell’ultimo anno e, riferisce la Uila, una decina di persone ancora in periodo di prova.

Dodici mesi fa Diageo contava in Italia circa 350 addetti nello stabilimento di Santa Vittoria d’Alba, erede della produzione Cinzano, e 150 a Torino; il sito piemontese, dopo l’annuncio di chiusura del novembre 2024, è stato ceduto nel 2025 a NewPrinces di Angelo Mastrolia, che ha rilevato il personale e ribattezzato l’attività Princes Ready to Drink. Sul piano continentale la casa madre ha concentrato parte dei servizi amministrativi in un hub a Budapest e affida in misura crescente le attività a operatori esterni; secondo le fonti citate da La Stampa, lo schema si starebbe estendendo alle funzioni già collocate in Paesi a basso costo del lavoro. I marchi, da Guinness a Smirnoff a Johnnie Walker, resteranno in vendita in Italia attraverso strutture terze.

Per la Uila la procedura equivale alla chiusura: «Di fatto questo passaggio rappresenta l’uscita dal mercato italiano», ha detto a Bargiornale il segretario generale lombardo Alberto Donferri, che contesta i tagli in un Paese dove il gruppo continua a registrare risultati positivi e parla di delocalizzazione dove il lavoro costa meno; i piani sociali presentati dall’azienda sono stati giudicati insufficienti dalle assemblee. Diageo Italia finora non ha diffuso comunicazioni pubbliche sulla vicenda. La trattativa riprenderà il 29 luglio in Assolombarda; il 6 agosto Lewis esporrà agli investitori conti e strategia completa della multinazionale.

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