“A differenza di un buon whiskey, questa spaccatura non invecchierà bene», avevano scritto i procuratori generali di 15 Stati, e il 19 ottobre la Corte Suprema americana ha accettato di decidere se il Congresso possa vietare la distillazione in casa, reato federale dal 1868. Il caso è Department of Justice v. McNutt, la sentenza è attesa entro l’inizio dell’estate 2027 e riguarda le due norme del codice tributario che proibiscono di installare un alambicco in un’abitazione, nelle sue pertinenze o perfino su una barca, punendo chi lo fa con multe fino a 10.000 dollari, circa 8.900 euro, e fino a cinque anni di carcere.
Il divieto nacque con l’Act of July 20, 1868, la riforma fiscale con cui il Congresso della Ricostruzione rispose all’evasione dilagante dell’accisa sui distillati, che oggi porta all’erario federale miliardi di dollari l’anno. Nella petizione alla Corte, il Dipartimento di Giustizia aggiunge che quella tassa contribuì a pagare i debiti della Guerra d’Indipendenza e che le restrizioni sul luogo di produzione arrivarono «in risposta a una lunga storia di evasione dell’accisa sui distillati».
La causa è partita l’8 dicembre 2023 davanti al tribunale federale del distretto settentrionale del Texas, promossa dalla Hobby Distillers Association, l’associazione dei distillatori amatoriali che conta circa 1.300 iscritti, e da quattro suoi membri, fra cui Scott McNutt, al quale nel novembre 2023 il TTB, l’agenzia federale che rilascia i permessi, aveva rifiutato perfino l’esame della domanda. Il 10 luglio 2024 il giudice distrettuale Mark Pittman ha dato ragione ai ricorrenti, e il 10 aprile 2026 il Quinto Circuito ha confermato la decisione all’unanimità, con un’opinione firmata da Edith Jones che definisce il divieto una norma contro il gettito, perché impedisce una produzione che altrimenti verrebbe tassata.
Undici giorni dopo il Sesto Circuito, con un collegio diviso due a uno, ha dato torto a John Ream, titolare di un brewpub a Newark, in Ohio, che voleva produrre whisky in casa per sé, giudicando il divieto un mezzo necessary and proper per riscuotere l’imposta. Fra i due fascicoli la Corte Suprema ha scelto quello texano, come chiedeva il governo, e ha lasciato in sospeso quello dell’Ohio.
Davanti ai nove giudici il Dipartimento di Giustizia sostiene che limitare la distillazione ai luoghi dove gli ispettori possono controllarla serva a prevenire le frodi, e che abolire il divieto indebolirebbe i poteri del Congresso. Per i ricorrenti, difesi dal Buckeye Institute con il presidente Robert Alt e con Andrew Grossman dello studio BakerHostetler, la stessa logica permetterebbe di vietare in casa quasi qualunque attività, dal cucinare al lavorare da remoto, e i 15 Stati, tutti a guida repubblicana e fra cui Ohio, Florida e Idaho, si sono schierati con loro. «I padri fondatori si rivolterebbero nella tomba», ha commentato Alt, ricordando che anche George Washington fu un distillatore.
Anche una sentenza favorevole lascerebbe in piedi permessi, registrazione e imposte federali, oltre alle norme dei singoli Stati, e in West Virginia una legge del 2024 consente già fino a 5 galloni l’anno di distillato per uso personale, circa 19 litri, e 10 nelle famiglie con almeno due adulti, senza però prevalere sul divieto federale.
«Non ha senso che gli americani possano fare legalmente birra e vino in casa per il proprio consumo», spiega la deputata repubblicana del Tennessee Diana Harshbarger, che il 27 agosto ha presentato alla Camera il Freedom to Home Distill Act: la proposta esenterebbe da imposta fino a 10 proof gallon l’anno per chi vive da solo e 20 per le famiglie con almeno due adulti, ricalcando le soglie già in vigore per le altre bevande fatte in casa, e lascerebbe agli Stati la facoltà di regolare o vietare la pratica.

