La vicenda sembrerebbe volgere al termine dopo ormai più di tre decenni: un verdetto della Quarta Circoscrizione della Corte d’Appello statunitense depositato il 16 giugno, i giudici hanno respinto l’ennesimo ricorso di Bacardi e confermato che, negli Stati Uniti, il marchio Havana Club resta a Cubaexport, l’azienda di Stato cubana.
La storia è ormai un romanzo dai capitoli intensissimi. Due aziende rivali vendono un rum che porta lo stesso nome, e da decenni si contendono il diritto di farlo sul suolo americano. Il paradosso nasce da una rivoluzione. Havana Club è un marchio cubano, creato dalla famiglia Arechabala; quando nel 1960 il governo castrista nazionalizza senza indennizzo la loro distilleria, gli Arechabala lasciano l’isola, mentre lo Stato continua a produrre e nel 1976 registra il nome negli Stati Uniti tramite Cubaexport. Per anni nessuno si oppone. Poi, nel 1994, la famiglia in esilio vende ricetta originale e diritti del marchio a Bacardi. Da quel momento due legittimità si fronteggiano: il possesso dello Stato cubano da una parte, l’acquisto dei diritti della famiglia fondatrice dall’altra. Fuori dagli Stati Uniti la questione è di fatto chiusa, e comanda il rum cubano distribuito da Pernod Ricard; dentro il mercato americano, dove l’embargo tiene fuori i prodotti dell’isola, la contesa non si è mai spenta.

L’ultimo capitolo ruota attorno a un dettaglio tecnico. Nel 2005 Cubaexport prova a rinnovare la registrazione, ma il pagamento della tassa resta bloccato: serve un via libera dell’Office of Foreign Assets Control del Tesoro, che per oltre dieci anni non viene concesso. Arriva nel 2016, in chiusura dell’era Obama, con valore retroattivo; l’ufficio marchi ne prende atto e rinnova la firma. Bacardi fa causa nel 2021, sostenendo che il marchio fosse ormai scaduto dal 2006. Il primo grado le dà torto, la corte d’appello conferma: quella licenza tardiva, scrivono i giudici, ha sanato a posteriori il pagamento.
La partita, comunque, non si chiude qui. Il rinnovo cubano del marchio scade il 27 giugno, e stavolta Bacardi conta su un’arma fresca: il No Stolen Trademarks Honored in America Act, firmato da Joe Biden il 1° dicembre 2024, che vieta agli uffici americani di riconoscere i marchi confiscati dal governo cubano. Per l’azienda quel marchio è stato «rubato in partenza», formula che resta una posizione di parte: sul marchio, finora, le corti hanno dato ragione a Cubaexport. L’Avana, dal canto suo, denuncia una misura coercitiva e una violazione del diritto internazionale. Curioso che tutto si combatta per un mercato in cui il rum cubano, embargo alla mano, non potrebbe comunque entrare.


